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Grecia: ancora austerity. La gente scende in piazza

Il premier greco Tsipras - REUTERS

Il premier greco Tsipras - REUTERS

In Grecia torna la dura protesta popolare in concomitanza con l’approvazione parlamentare, ieri, delle nuove misure di austerity decise dal governo Tsipras. Le disposizioni sono state adottate per restituire parte dei prestiti internazionali accettati dal Paese ellenico per far fronte alla crisi economica. Il servizio di Giancarlo La Vella:

Ancora sacrifici per far fronte a debiti che generano altri debiti. Questa la paradossale situazione della Grecia, da anni alle prese con una crisi economica durissima, che continua a impoverire la popolazione e a non risolvere la situazione debitoria pubblica. Ieri l’approvazione da parte del Parlamento delle decisioni, che prevedono nuovi tagli per i cittadini. La protesta di alcuni gruppi è esplosa in piazza. Alle molotov la polizia ha risposto con un arresto. Ma queste nuove misure sono davvero sostenibili? Sentiamo Francesco De Palo, direttore della testata on line “Mondogreco:

R. – Diciamo che tutte le sigle sindacali e buona parte della popolazione non le considerano sostenibili, perché il quarto memorandum taglia per la quarta volta in cinque anni le pensioni di una media del 9 %, dopo già tre tagli verticali a stipendi, pensioni e indennità; aumenta l’imposizione fiscale in uno scenario a cui fa da sfondo la recessione che ci dice che c’è un altro 0,5 % su base annua. Quindi la manifestazione di ieri ci dà la dimostrazione, che si sta raschiando il fondo del barile e a pagare saranno i soliti noti: i ceti medi e i poveri.

D. - Alcuni osservatori sostengono che la Grecia a questo punto è ostaggio dei suoi creditori internazionali. Come uscire da questa morsa?

R. - Uscire dalla morsa significa fare un ragionamento sulla riduzione del debito, cioè quello che aveva promesso il premier Tsipras durante la sua campagna elettorale, ma che poi non ha fatto. Le contraddizioni dei conti pubblici greci non sono solo sottolineati da analisti finanziari, ma sono numeri concreti e sono pubblici. Nonostante i cinque anni di austerità e tre interventi massici nei confronti del welfare e della sanità, il debito pubblico aumenta. Quindi la cura della Troika non solo non sta fornendo gli effetti desiderati, ma sta finendo di uccidere un Paese, che già aveva di suo forti contraddizioni: scende il potere di acquisto, aumentano i nuovi poveri e i greci che vivono con meno di 500 euro al mese e, di contro, la partita delle privatizzazioni, quella che doveva far entrare milioni e milioni di euro nelle casse dello Stato, fa invece registrare dei segnali contraddittori, perché le privatizzazioni sono solo ad un ventesimo di quello che doveva essere il risultato.

D. - A questo punto la credibilità del governo Tsipras è molto a rischio?

R. - Esternamente no, perché ha fatto ciò che le istituzioni internazionali chiedevano; internamente sì, perché il partito del premier, Syriza, cala vistosamente nei sondaggi e al momento è al secondo posto al 13 % rispetto al 25 % con cui era stata eletta. Diciamo che, se Tsipras ha un luminoso futuro europeo, non so se, a livello di politica interna, potrà essere rieletto, perché in questo momento Syriza sta deludendo un po’ tutte le categorie produttive.

D. - Previsioni sulle prossime elezioni? Quando si potranno tenere?

R. - Fino allo scorso mese si pensava che ci fossero elezioni anticipate in questo 2017; dopo il voto di ieri è chiaro che Tsipras vorrà tenere testa e non votare prima del 2018, ma il malcontento popolare aumenta, perché comunque il premier non ha portato avanti quelle che erano le previsioni iniziali, cioè non è andato a colpire là dove c‘è l’evasione fiscale vera; è andato al colpire i liberi professionisti. In Grecia non circola più denaro, perché l’attività privata è messa in seria difficoltà e poi si è andato a scaricare – come al solito – il peso delle riforme sui poveri veri, che fino ad oggi hanno pagato regolarmente le tasse. Quindi in questo momento all’interno del Paese il volto manageriale di Tsipras sta avendo dei duri colpi d’immagine.

In Grecia, dunque, oltre ai manifestanti, c’è la maggioranza della popolazione che sta sopportando la situazione economica sempre più difficile a causa della pressione fiscale in continuo aumento. Ne abbiamo parlato con mons. Sevastianos Rossolatos, arcivescovo cattolico di Atene:

R.  – La gente non sa cosa fare, perché ribellarsi per cambiare la situazione vuol dire far fallire lo Stato, ma quando il governo greco parla con l’Unione Europea, Bruxelles insiste sul taglio economico. Certo, bisogna fare molti emendamenti nell’organizzazione dello Stato, però senza schiacciare le persone.

D. – Le difficoltà giornaliere delle persone quali sono? Immagino che la Chiesa sia vicina a queste istanze, come la Caritas…

R. - Quelli senza lavoro rimangono nella stessa situazione e anzi aumentano; i pensionati vedono che la loro pensione va diminuendo, quindi non potranno più aiutare i figli e i nipoti che aiutavano una volta e i giovani si trovano senza speranza. L’anno scorso si parlava di 450 mila ragazzi che sono andati all’estero per trovare lavoro. Sono tutti di livello scolastico superiore o universitario. Quindi tutte le forze migliori del Paese stanno andando via.

D. – Come non  perdere la speranza in un futuro migliore in questo momento?

R. - La sola cosa che ci resta è sperare e pregare, ma non sappiamo da dove può venire un’apertura di speranza, perché non soltanto c’è disoccupazione, non soltanto gli stipendi e le pensioni diminuiscono, ma sono le tasse a essere così gravose da schiacciare anche le chiese, le diocesi, le parrocchie. Non sappiamo dove trovare come vescovi per pagare le tasse, quindi come curare la pastorale, questa è la nostra difficoltà. Ma se noi vescovi non possiamo trovare una speranza concreta e abbiamo bisogno di aiuto e non sappiamo dove trovarlo, dove la gente può trovare la speranza per un futuro migliore? E sappiamo che per 4 o 5 anni la situazione continuerà così com’è.