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Sugranyes Bickel: più formazione contro la disoccupazione

Il Papa con il presidente di Centesimus Annus, Sugranyes Bickel

Il Papa con il presidente di Centesimus Annus, Sugranyes Bickel

"Portiamo al Papa lo sforzo della nostra ricerca e alcune iniziative concrete che rappresentano nuovi modelli economici più attenti al bene comune e all'inclusione". Cosi il presidente della Fondazione Centesimus Annus, Domingo Sugranyes Bickel, al termine di tre giorni della Conferenza internazionale che ha approfondito in particolare i riflessi dell'era digitale sul mondo del lavoro e la questione dell' economia criminale che sfrutta l'uomo. Ma quali le conclusioni del dibattito? Gabriella Ceraso lo ha chiesto allo stesso Bickel:

R. – Il problema attuale, più che una mancanza di posti di lavoro - è certo anche questo - è spesso una questione di mancanza di preparazione adeguata al momento così imprevedibile del mondo digitale e quindi uno dei focus di questo momento di incertezza è quello della formazione, per imparare a lavorare in generale e avere un atteggiamento più proattivo, cercare di imparare anche quelle cose che poi permetteranno di lavorare in ambiti informatici, dove spesso l’apprendistato specifico è breve e facile per chi è già nato nel contesto della civiltà digitale, cioè i giovani. Il problema dei 50.enni è più difficile, ma anche lì la società deve riformare le istituzioni di formazione professionale per la riconversione e le istituzioni di protezione del lavoratore devono essere del lavoratore e non del posto di lavoro.

D. – L’altro focus verteva sugli aspetti negativi di un’economia che punta allo sfruttamento. In questo caso, come promuovere la dignità, come promuovere l’inclusione e non lo sfruttamento e l’esclusione? 

R. – Il primo obbligo è quello di conoscere, perché ci sono dei problemi che sono poco noti nella loro ampiezza. Qualche esperto ci dice: “Guardate che tutta questa struttura di economia sommersa e di canali non visibili è stata inventata da noi – per così dire – non è una cosa che qualcuno ci ha imposto”. Altri la sfruttano e la sfruttano in modo totalmente illegittimo e criminale. Poi c’è tutta la questione dei bambini sfruttati e del traffico dei bambini, che è particolarmente scioccante. Il primo passo è l’identificazione, la registrazione alla nascita dei bambini, perché in molti Paesi – in Africa in particolare – la loro protezione è estremamente difficile è complessa. Si è parlato anche della proposta ben nota dei corridoi umanitari che è una risposta parziale, ma organizzata. Su questo si è espresso il desiderio che questa iniziativa – o iniziative simili – vengano promosse anche dal mondo cattolico nei vari Paesi: in Francia è già un progetto accettato, in Germania ce ne sono molti altri … Niente di questo si risolve, in fondo, con regolamenti, con leggi: le leggi sono necessarie, ma arrivano sempre in ritardo sulla realtà. Se non c’è un movimento favorevole alla leadership responsabile e alle virtù personali di chi prende le responsabilità, non si arriverà a nulla.

D. – Cosa avete portato, al termine dei vostri lavori, al Papa?

R. – I problemi sono immensi e le risposte non sono semplici. Però, abbiamo portato alcuni esempi di cose che si fanno, non solo di ricerca, di lavoro, di scambio di idee, ma anche delle realizzazioni concrete: per esempio, nel campo della formazione professionale oppure nel campo della creazione di una rete di fondi volontari di solidarietà, sui quali stiamo lavorando.