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Suor Monetti: far cadere strutture per aprirsi al vento dello Spirito

Suor Monetti (al centro) all'udienza con il Papa

Suor Monetti (al centro) all'udienza con il Papa

E' stata suor Micaela Monetti, nuova superiora generale delle Pie Discepole del Divin Maestro, a introdurre con un saluto l'udienza odierna con il Papa in Vaticano. La religiosa è stata eletta dal Capitolo generale il 10 maggio scorso. Giorgio Saracino l'ha intervistata:

R. – Il Capitolo generale è un avvenimento che capita ogni sei anni nella vita di un istituto religioso. Quindi attraverso una rappresentanza internazionale si fanno dei programmi, ovviamente si fa una verifica del cammino precedente e, in base a questa verifica, si fa anche una programmazione dei prossimi sei anni. A partire da questa si fa anche la scelta del team che guiderà la congregazione per i prossimi sei anni. Hanno scelto me come superiora generale e mi hanno affiancato un gruppo di cinque sorelle. Il mio è un gruppo internazionale: c’è una suora brasiliana di origine giapponese, suor Lidia; suor Annetta Szczykutowicz di origine polacca, vissuta per molti anni in Australia e in Africa; c’è una suora giapponese, suor Giovanna; una suora africana, suor Clémentine; una suora messicana, suor Maria del Refugio.

D. - Il tema del nono Capitolo generale è “Vino nuovo in otri nuovi”. Che cosa volete dire con questa espressione?

R. - Il nostro tema è “Vino nuovo in otri nuovi”, cioè il vino nuovo del Vangelo ha bisogno di otri flessibili che si adattano per tenere questa fermentazione di vino e per custodirne la qualità. Questo è un tema che anche Papa Francesco sta richiamando molto a livello ecclesiale; anche il Dicastero per la Vita Consacrata lo sta recuperando, perché ci rendiamo conto che l’istituzione millenaria della vita consacrata - femminile e maschile - in fondo ha bisogno, per il vento dello Spirito, di lasciar cadere delle strutture, delle abitudini, delle consuetudini che hanno accompagnato per anni, ma che certamente oggi sono un po’ desuete. Quindi è tutta una ricerca di forme, non tanto nuove per la novità, ma è cercare di vedere come la vita evangelica e la gioia della vita possano essere custodite e anche diffuse anche grazie agli otri nuovi.

D. - Infatti, il Papa vi chiede di non essere autoreferenziali e di ascoltare le donne e gli uomini di oggi…

R. - Questo è sempre un cammino - in qualche modo - anche di Chiesa in uscita, perché istintivamente uno fa questo processo di autoreferenzialità, soprattutto quando non è tanto sicuro, quando ha delle paure. Allora non essere autoreferenziali vuol dire - in altre parole - essere centrati su Gesù Cristo, guardare Gesù Cristo e guardare il mondo con Cristo nello sguardo e guardare Cristo con il povero nello sguardo. Fondamentalmente questo è il cammino che stiamo cercando di fare come Capitolo generale ma anche come congregazione.