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Filippine: presidente Duterte impone legge marziale a Mindanao

Filippine: il presidente Duterte - EPA

Filippine: il presidente Duterte - EPA

Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha imposto la legge marziale nell’isola di Mindanao. La decisione è stata adottata dopo l’insurrezione armata del gruppo fondamentalista “Maute”, branca locale del sedicente Stato islamico. I miliziani hanno anche assalito una Chiesa e preso in ostaggio un sacerdote nella città di Marawi. Lo stesso presidente Duterte ha reso noto che i jihadisti avrebbero decapitato il capo della polizia a Malabang. Giancarlo La Vella ha intervistato padre Gianni Re, missionario del Pime da anni nelle Filippine:

R. – Questo gruppo avrebbe dichiarato alleanza con l’Is e di conseguenza le preoccupazioni sono un po’ aumentate, tanto più che nei mesi scorsi si sono verificate altre azioni in altre parti di Mindanao. Purtroppo Mindanao ha una storia fatta di questi continui scontri, tentativi di dialogo, tentativi di trovare soluzioni al problema dei rapporti tra il governo e questi gruppi musulmani e tra cristiani e musulmani. E' una situazione che si protrae da 40-50 anni. Ogni tanto ci sono esplosioni di scontri armati; si è giunti fino alla guerra.

D. – In che modo l’opinione pubblica filippina prende questa svolta del presidente Duterte di imposizione della legge marziale?

R. - La dichiarazione della legge marziale: questo lui lo aveva già minacciato diverse volte soprattutto parlando di questo gruppo, Maute, in particolare, ma anche con Abu Sayyaf. Ora ha imposto questa legge marziale. Bisognerà vedere nei prossimi giorni concretamente cosa vorrà dire, come verrà implementata. Lui però avrebbe detto che si tratta di una legge marziale dura. Non è escluso che magari nel prossimo futuro possa essere estesa a tutte le Filippine. Adesso bisognerà veder anche la reazione dei politici, pur sapendo che molti sono sostenitori del presidente. Ad esempio, al Congresso ed anche al Senato lui ha una grande maggioranza. Quindi, siccome la legge marziale va approvata dal Congresso, nei prossimi giorni lui dovrebbe spiegare le motivazioni della sua decisione e in base a queste vedremo le reazioni degli altri politici e così si potrà avere un’idea un po’ più chiara di quelli che possono essere i piani del presidente.

D. - Le realtà cattoliche delle Filippine, come anche la vostra, le missioni, come stanno vivendo questa fase?

R. - Per il momento nella quasi totalità dei posti delle Filippine la situazione sembra abbastanza tranquilla. Marawi, essendo a stragrande maggioranza musulmana, è sempre stata un punto di tensione; ma si cerca sempre di intavolare qualche tipo di dialogo con i musulmani, per cercare di avere dei punti in comune per portare avanti un discorso di pace, di sviluppo economico e di progresso in quelle zone.