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Filippine: islamisti ancora a Marawi, popolazione in fuga

Una colonna di fumo a Marawi - REUTERS

Una colonna di fumo a Marawi - REUTERS

È ancora critica nelle Filippine la situazione a Marawi, sull'isola di Mindanao, da martedì nelle mani del gruppo islamista Maute, che ha giurato fedeltà al sedicente Stato islamico: molti dei 200 mila abitanti sono fuggiti verso la vicina Iligan. Scontri, con un bilancio di una quarantina di vittime, si sono registrati nelle ultime ore tra miliziani e forze del governo di Manila. Il presidente Rodrigo Duterte ha imposto la legge marziale. Secondo i militari, il leader del gruppo islamico sarebbe ancora nascosto in città. Sulla situazione a Marawi, Giada Aquilino ha intervistato Paolo Affatato, responsabile della redazione asiatica dell’agenzia Fides:

R. – Si combatte anche in modo molto violento, la città è stata occupata da oltre 500 terroristi che hanno messo in fuga gli abitanti. La maggior parte della popolazione è stata evacuata, ma è vero anche che diverse famiglie sono rimaste intrappolate, chiuse nelle loro case. E dopo questa azione, l’esercito filippino è giunto in forze e si è stanziato alle porte della città per poterla liberare. Sta combattendo una guerriglia porta a porta, casa per casa, contro i cecchini in diverse zone di Marawi.

D. - C’è quindi anche un’emergenza umanitaria in corso…

R. - Le famiglie evacuate dall’esercito sono adesso sistemate alla meglio nei villaggi vicini oppure nei campi profughi allestiti in modo improvvisato; ci sono anche associazioni della società civile che si stanno occupando di questi profughi, di queste famiglie spaventate. Sappiamo che Marawi ha una popolazione di circa 200 mila abitanti, a maggioranza musulmana ma anche con una componente cristiana.

D. - Come la comunità cristiana sta affrontando l’emergenza?

R. - La comunità è rimasta sorpresa e scioccata da questo attacco anche perché è stata toccata direttamente. I militanti hanno preso di mira anche la cattedrale e l’episcopio, hanno fatto irruzione nella cattedrale e hanno rapito un sacerdote. Si tratta di padre Teresito Sugano, il vicario della prelatura territoriale. Con lui, sequestrati anche 15 laici che erano in chiesa, nella festa della nunziatura intitolata a Maria aiuto dei cristiani. Sono tuttora ostaggi nelle mani dei terroristi e c’è grande preoccupazione per la loro sorte, anche perché attualmente sono in corso combattimenti e non ci sono negoziati. Quindi la situazione è davvero precaria.

D. – Chi sono gli islamisti del gruppo Maute?

R. – E’ un piccolo gruppo che si è staccato dal più noto gruppo di Abu Sayyaf, islamisti presenti nel sud delle Filippine da alcuni decenni. Fanno parte di quella ribellione islamica che da più di 30 anni agita questa zona. E’ un’area dove vive una consistente minoranza musulmana - sappiamo che sono oltre 5 milioni di persone - che ha avuto storicamente un desiderio di autonomia, di indipendenza, e che ha anche trattato con il governo di Manila: si sono formati negli anni alcuni gruppi guerriglieri, che poi sono scesi a patti. Parte di questi gruppi, di queste ribellioni, ha scelto una strada più violenta e sono nate diverse fazioni negli ultimi anni. Una di queste è il gruppo Maute, che ha trovato l’etichetta, il brand dello Stato islamico. E’ stato facile per i miliziani del Maute giurare fedeltà all’Is: ci sono molti tentativi di fare propaganda da parte dello Stato islamico, che sta guardando al sudest asiatico come un’area fertile per poter continuare i suoi disegni di violenza e di terrorismo.

D. - Cosa comporta sul terreno l’imposizione della legge marziale voluta da Duterte?

R. – Duterte ha paventato di poterla estendere non solo all’isola di Mindanao ma a tutta la nazione. Sarebbe un provvedimento molto grave. Possiamo dire che la maggior parte degli osservatori e dei filippini spera che questo non accada. Vediamo anche quello che sta accadendo a Manila, nella parte nord dell’arcipelago, con la nota campagna antidroga lanciata dal presidente filippino, che ha causato oltre 8 mila morti: ha già suscitato timori e preoccupazioni nella società civile filippina ma anche nella comunità internazionale.