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Yemen, nuova epidemia di colera: quasi 500 morti

Yemen: distribuzione di cibo nella città di Sana'a  - EPA

Yemen: distribuzione di cibo nella città di Sana'a - EPA

In Yemen è in corso un’epidemia di colera: in un mese quasi 500 persone hanno perso la vita. Nell’ultima settimana il numero dei casi sospetti è più che raddoppiato: si stima che potranno essere registrati circa 70mila contagiati entro la fine di giugno. Si parla di 1.000 casi al giorno: quasi due su tre sono bambini sotto i 15 anni. Giorgio Saracino ne ha parlato con Marco Guadagnino, portavoce di Save The Children:

R. – In Yemen in questo momento è in corso un’epidemia di colera molto grave. Stimiamo che entro il mese di giugno quasi 70 mila persone potrebbero ammalarsi di colera. Le stime che stiamo raccogliendo in questi giorni, quelle che ci vengono fornite dai nostri operatori in Yemen, parlano di quasi mille casi di colera – o meglio, di sospetti casi di colera – al giorno. Grandissima parte di questi casi, purtroppo, fanno riferimento a bambini: è una situazione molto, molto grave e sta peggiorando. Temiamo che possa ulteriormente peggiorare nelle prossime settimane, quando si attende la stagione delle piogge che sicuramente porterà un peggioramento della crisi igienico-sanitaria nel Paese.

D. – A cosa è dovuta questa crescita esponenziale dei contagiati?

R. – Le condizioni igienico-sanitarie del Paese in questi ultimi mesi sono ulteriormente peggiorate. Il 26 maggio di quest’anno abbiamo ricordato il triste, secondo anniversario dell’inizio della guerra. È un Paese in cui grandissima parte delle strutture sanitarie sono state distrutte; abbiamo avuto notizie di strutture sanitarie che sono state private, saccheggiate delle attrezzature più importanti; sono state rubate o colpite ambulanze, le persone hanno difficoltà ad accedere ai servizi sanitari. In più, nel Paese, a causa della guerra e della crisi che sta colpendo tutto il sistema sociale ed economico del Paese, perfino i netturbini sono in sciopero: da settimane, da mesi, non viene più raccolta l’immondizia. Insomma, la crisi è sanitaria e igienica, aggravata dall’impossibilità – o quasi impossibilità – di poter fare arrivare nel Paese aiuti umanitari, nel caso specifico medicinali e attrezzature sanitarie per cercare di contenere l’epidemia.

D. – E come state intervenendo voi di Save the Children sul territorio?

R. – Noi abbiamo un’équipe molto grande di operatori che sta portando - dove possibile - attrezzature mediche, medicinali; stiamo facendo formazione al personale sanitario; stiamo, specificamente per l’epidemia di colera, facendo campagne di sensibilizzazione per la popolazione; stiamo rafforzando, sostenendo centri specifici per il trattamento di colera e delle altre forme di diarrea; stiamo fornendo kit per la reidratazione orale. Purtroppo, anche i dati sulle persone che stanno morendo continuano a essere sempre più alti: parliamo ormai di quasi 500 persone che sono morte soltanto in queste ultime settimane, a causa della nuova epidemia.

D. – Ogni cinque minuti, un bambino sotto i cinque anni muore per cause prevenibili. Qual è l’appello di Save the Children?

R. – L’appello è un appello ovviamente alle parti in conflitto, perché consentano, attraverso una cessazione immediata delle ostilità, l’accesso umanitario alle zone più colpite: che venga consentita la distribuzione di farmaci e medicinali, che vengano riaperti porti e aeroporti per consentire l’arrivo degli aiuti. Chiediamo che dopo 26 mesi di guerra, ci si fermi e si provi a pensare a un accordo di pace che possa essere duraturo. Purtroppo, in questo momento, gli unici accordi di cui abbiamo sentito parlare sono accordi per la vendita di armi: in questo momento, noi abbiamo bisogno di altro.