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Ad Ascoli Piceno la V edizione del Festival "I Teatri del Sacro"

I Teatri del sacro ad Ascoli Piceno

I Teatri del sacro ad Ascoli Piceno

Quattordici spettacoli in prima nazionale assoluta, selezionati tra oltre 250 proposte pervenute, e un progetto speciale animeranno le vie, i teatri, le chiese di Ascoli Piceno dal 5 all’11 giugno per la quinta edizione del Festival “I Teatri del Sacro”. Una scelta, quella della città marchigiana, fatta prima del recente terremoto ma che oggi, accanto al valore culturale, fa assumere al Festival un significato di solidarietà. I Teatri del Sacro è un’iniziativa di Federgat in collaborazione con ACEC, Fondazione Comunicazione e Cultura, Ufficio nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI, con il sostegno del Ministero dei beni culturali. Stamattina nella sede della nostra emittente la presentazione del programma. C’era per noi Adriana Masotti:

Un ampio programma di spettacoli arricchito da eventi e laboratori, oltre che da seminari aperti al pubblico. Per rendere ancora di più il teatro importante occasione di riflessione su temi sociali, religiosi senza tempo e su questioni di stringente attualità. Oltre ai 14 lavori in cartellone, il progetto speciale La festa d’ognissanti uno spettacolo itinerante che con ironia condurrà gli spettatori in un viaggio nei secoli tra santi, martiri e miracoli.

Ma come si spiega il grande interesse della Chiesa italiana per questo Festival? Risponde mons. Antonino Raspanti, vice presidente della CEI, tra i relatori alla Conferenza stampa:

“Perché il teatro è un luogo antropologico fondamentale, cioè fa parte dei fondamenti della persona umana, la quale attraverso la finzione, mettere sulla scena spezzoni della vita, vita reale o vita ideale, vita di attesa e vita delusa, l’uomo in qualche modo parla, e parla non solo a se stesso e agli altri uomini; secondo me parla a Dio e alle creature, tutte. Dunque inevitabilmente, poiché la Chiesa è incarnazione di Gesù Cristo, piglia l’umanità, e l’abbraccia nella sua totalità e già dall'antico Medioevo ha subito colto questa modalità fondamentale di esprimersi dell’essere umano. Oggi, a maggior ragione. In una società, fortemente estetizzante, in cui paradossalmente tutto diventa artistico, bello, teatrale, invece poi chi lo è autenticamente non trova più condizioni e possibilità per esprimere quello che veramente sente. E io penso che chi vuole, ha capito che c’è ancora la possibilità in alcuni luoghi e siamo contenti che questo sia un luogo a cui la Chiesa cattolica italiana sta contribuendo”.

Ascoli Piceno città simbolo di un territorio segnato dal dramma recente del terremoto: che cosa significa il Festival  “I Teatri del Sacro” in questo contesto.  A spiegarlo in conferenza stampa è mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno:

“Quando fu scelto di fare il Festival ad Ascoli Piceno ancora non c’era stato il terremoto. Rispondeva ad una mia richiesta per fare in modo che questa città, già ricca culturalmente, potesse aprirsi ad apporti che venivano da ogni sponda per un confronto, per un dialogo. Il terremoto ha rivestito l’iniziativa di un significato nuovo, quello della solidarietà e della ricostruzione culturale. Rifare le case è sempre qualcosa di molto importante, ma ciò che è più importante è ricostruire il tessuto umano di questa città, di questa nostra terra, che passa anche attraverso la cultura”.

Direttore artistico del Festival è Fabrizio Fiaschini, presidente anche della Federgat, Federazione dei gruppi attività teatrali. Ecco come descrive lui stesso il senso del fare teatro:

“Il teatro è un’arte dei corpi e, l’arte dei corpi è l’arte delle relazioni. In questo senso direi che il teatro è proprio un’arte della cura, del prendersi cura dell’atro. Tutto il Festival è incentrato proprio su questo desiderio: fare di Ascoli una sorta di agorà, di piazza, dove poter ricucire in qualche modo attraverso il teatro i legami tra gli ascolani, la comunità, gli ospiti esterni e il territorio, l’ambiente. Quando iniziammo, la preoccupazione fu quella che I Teatri del Sacro diventassero un terreno o di scontro o di provocazione. Invece no; quando il sacro viene declinato in un contesto di autenticità, è il territorio dove tutti possono liberamente fare le loro domande, esprimere le loro inquietudini, liberarsi anche – molte volte – da quelle profonde angosce che caratterizzano la nostra contemporaneità e che spesso vengono anestetizzate”.