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P. Zollner: a ottobre un congresso sui rischi per i giovani in Internet

Padre Hans Zollner - RV

Padre Hans Zollner - RV

"Questo congresso offre un’opportunità straordinaria per lo scambio delle conoscenze e delle buone pratiche sui rischi e la loro prevenzione nel nuovo mondo digitale, in cui i minori ormai navigano continuamente”. Così p. Hans Zollner SJ, Presidente del Centro per la protezione dei minori, sul congresso internazionale: “La dignità del minore nel mondo digitale” che svolgerà dal 3 al 6 ottobre 2017 a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana. Rome Reports ha chiesto a p. Zollner come nasce questa iniziativa:

"L’idea di questo congresso è nata da un’iniziativa della Pontificia Università Gregoriana e del suo Centro per la protezione dei minori, il “Centre for Child Protection”, perché ci siamo posti la domanda di come possiamo affrontare il tema dell’abuso dei giovani in questo mondo digitale, tramite internet, e dell’abuso da parte dei giovani di questo strumento, che può essere molto prezioso però porta anche tanti rischi: ad esempio, tutto ciò che è connesso con la diffusione della pedopornografia, delle immagini e dei video che mostrano atti sessuali o immagini di giovani che si espongono o vengono anche costretti ad esporsi e ad essere violentati".

Come si può fare per affrontare e combattere questo lato oscuro del mondo di internet?

"Attualmente siamo veramente in una situazione di discussione e di ricerca per trovare un punto di convergenza delle iniziative. Questo congresso è una cosa in qualche modo nuova: ci sono tanti altri congressi che trattano di questo tema, ma il nostro è il tentativo di far parlare insieme, discutere insieme e anche pianificare insieme cosa si possa fare tra diversi settori della società che si interessano di questo campo. Tra l’altro le forze dell’ordine, la polizia dei vari paesi, le imprese, cioè le compagnie che offrono i servizi online e i social media, tramite i quali molto spesso vengono diffuse cose molto brutte. Poi il mondo governativo, il mondo politico, le organizzazioni non governative, cioè quelli che da tanto tempo si impegnano nella lotta per la giustizia e per i diritti dei bambini. Poi il mondo della scienza, cioè persone che da tempo lavorano sia sui profili degli abusatori sia sulle possibilità di proteggere in modo migliore i bambini e gli adolescenti. E poi, infine, la Chiesa, che vuole impegnarsi, che vuole dare un segno di essere veramente impegnata seriamente per la protezione dei minori."

Lavorando tutti insieme, persone di questi diversi campi, come si può fare per fermare queste dinamiche negative? Avete già pensato a delle soluzioni?

"Il punto è che nessuno di questi settori ha una risposta a questo grave problema che incombe sempre di più. Ad esempio in un solo Paese, come l’India, nei prossimi due anni 500 milioni e più persone saranno online, di cui la metà saranno sotto i 18 anni. Quindi il problema della protezione, dell’educazione all’uso appropriato di questi strumenti cresce sempre di più. Nessuno di questi settori ha una risposta e perciò nella seconda parte delle giornate del congresso, dopo le relazioni degli esperti, vogliamo fare dei gruppi di lavoro in cui ci si possa parlare e si possano sviluppare delle idee. Perché in questo momento nessuno ha una risposta, ad esempio nessuno ha un’idea precisa di come i governi possano lavorare insieme, e oltre i governi si devono trovare strutture sovrannazionali perché attualmente è molto facile sfuggire alle leggi nazionali. Se uno vuole nascondersi nell’uso di immagini o video pornografici, lo può fare facilmente, o attraverso server che stanno in una parte del mondo dove le leggi non sono così strette, oppure in quello che si chiama il dark net, che è quel livello “al di sotto” dell’internet “normale” che noi usiamo tutti, dove ci sono altre regole, dove non c’è nessun influsso – o molto poco – del controllo da parte della polizia o anche dei governi".

Ma la situazione è davvero così grave e difficile da affrontare?

"Nei miei colloqui con rappresentanti dei governi, dei ministeri, anche della polizia – ad esempio in Italia, in Australia e in altre parti del mondo dove ho avuto modo di parlare con gli agenti della cyber-polizia, cioè quelli che cercano di individuare le persone che disseminano le immagini dannose - ho visto che sono travolti dalla stessa quantità del materiale e da fenomeni sempre più raccapriccianti. Ad esempio, sappiamo che il sexting, cioè l’inviare immagini di se stessi o di altre persone da parte di giovani – nudi o in atti sessuali - è in continua crescita; sempre più, milioni e milioni di giovani inviano immagini tramite i social media, e poi quelli che inviano questo tipo di immagini sono di età sempre più giovane. Un altro fatto pericolosissimo è quello che si chiama sextortion, cioè quando un ex fidanzato o una ex fidanzata inviano post, immagini dell’altra persona per vendetta, ad esempio, o per colpire, per ferire. Fenomeni ancora più gravi sono quelli della violenza sessuale comprata da un’altra parte del mondo e attuata in un altro paese, come ad esempio nelle Filippine o in Africa, dove vengono comprate bambine e si vede online uno stupro di una di queste bambine, mentre chi ha pagato sta in tutt’altra parte del mondo. Qui è evidente che è necessaria una collaborazione dei governi e delle forze dell’ordine, perché una sola nazione non può sorvegliare tutto questo".

Quali sono i partner che si sono impegnati nella organizzazione di questo congresso?

"Il primo partner con cui lavoriamo è l’organizzazione “WeProtect”, che è un’iniziativa del governo britannico e la fondatrice di questa iniziativa, la baronessa Joanna Shields, fa parte del comitato organizzatore del nostro congresso: lei è il vice-ministro responsabile per l’internet per il governo britannico. Poi, abbiamo un’organizzazione assai conosciuta in Italia, il “Telefono azzurro”, con il suo fondatore-presidente, il prof. Caffo di Modena, membro anche lui del comitato organizzatore. E siamo riusciti a coinvolgere anche altre istituzioni e organizzazioni che vogliono lavorare con noi".

Ma quale esperienza e competenza ha maturato l’Università Gregoriana per ospitare un congresso di questo genere?

"La nostra Università - la Gregoriana -, con il suo “Centre for Child Protection” si impegna ormai da oltre cinque anni per cercare di fare quello che dobbiamo fare in quanto Chiesa in questo campo. Infatti nella Chiesa abbiamo vissuto e viviamo in tante parti del mondo quella che Papa Benedetto ha chiamato “una piaga nel corpo della Chiesa”, e cioè gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti.

La lotta contro gli abusi sui minori
"Perciò ci siamo impegnati per sviluppare sistematicamente programmi di formazione e di studio contro gli abusi collaborando tra l’altro anche con alcuni governi e tanti interlocutori nel mondo scientifico e nel mondo ecclesiastico. Oggi operiamo in una trentina di Paesi, con una cinquantina di partner che sono università, cattoliche o non cattoliche, seminari, facoltà di diverso tipo, centri di formazione continua a cui offriamo un programma di apprendimento su cosa sia l’abuso, come si possa riconoscere quando un bambino è abusato, come si deve poi dialogare con questa vittima, cosa si deve fare con un abusatore, quali sono le leggi della Chiesa e dello Stato in cui uno vive …" 

Una strategia mondiale contro gli abusi via Internet
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E proprio questo ci ha dato lo spunto per avviare un’iniziativa mondiale che ormai deve affrontare anche questo nuovo campo, cioè quello dell’abuso che avviene tramite internet. Vogliamo dare un segno che la Chiesa si impegna per quanto riguarda il suo ambito ma anche oltre, e vuole offrire una possibilità di discutere, di dialogare, di creare una piattaforma con questo congresso, ma anche con tutto ciò che ne seguirà. Infatti vogliamo anche coinvolgere maggiormente il mondo scientifico con un “call for papers”, cioè un invito che rivolgeremo agli scienziati – i più qualificati e competenti possibile – perché contribuiscano con le loro ricerche, con i loro strumenti per fare ciò che è possibile per prevenire l’abuso".

Ci sono paesi e istituzioni che sostengono effettivamente l’iniziativa del congresso come partner?

"Abbiamo contatti con autorità del governo britannico, tedesco e italiano e anche di altri paesi. Siamo in contatto con il mondo europeo e con organizzazioni come Interpol, che operano praticamente a livello mondiale. I partecipanti saranno un centinaio, oltre ai relatori che sono tra i migliori esperti di ciascuno dei settori che ho menzionato – intorno a 150 persone circa in totale – che potranno esprimere alla fine un testo, una Dichiarazione “sulla dignità del minore nel mondo digitale”, che sarà presentata al Papa: Papa Francesco ha concesso un’udienza il 6 ottobre a mezzogiorno, in cui gli sarà appunto presentata questa dichiarazione a nome dei partecipati al congresso, in cui si impegneranno a fare il possibile per la protezione dei minori".

Come è stata trasmessa l’idea del convegno a Papa Francesco?

"Siamo andati dal Papa, poco prima di Natale, con una rappresentanza del Comitato organizzatore per presentare il piano e abbiamo chiesto questa udienza per il congresso. Lui ha ascoltato bene la motivazione e ha detto subito che era disponibile, perché ciò si inserisce coerentemente nella sua lotta contro l’abuso dei più vulnerabili, dei minori, delle persone che sono più a rischio. E’ una lotta che abbraccia tutto quello che è stato fatto negli ultimi quattro anni con la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, con tutte le misure che ha voluto implementare in questo tempo del suo Pontificato e anche con quello che abbiamo potuto fare noi del Centro per la protezione dei minori della Gregoriana con il suo appoggio personale".

Pensa che questo congresso potrà dare delle risposte rapide?

"Certamente ci saranno, e ci sono già adesso delle risposte, nel senso che il solo parlare di questo tema, il solo riflettere porta già ad azioni concrete. Ad esempio, con alcuni dei nostri partner, anche tecnologici - cioè gli internet provider, o quelli che offrono le piattaforme di social media conosciute, come Facebook, Twitter e altri -, già adesso facciamo presenti le nostre questioni rispetto a questa tematica, perché siano corresponsabili a monitorare il materiale che viene trasmesso, perché riflettano come provvedere affinché i giovani siano più sicuri e come possano – e anche debbano - contribuire all’educazione di questi giovani con gli strumenti offerti online, e in una maniera più interattiva con gli agenti principali di quest’educazione, cioè le famiglie, le scuole, le attività dei giovani e, infine, anche i governi. Poi ci sarà però certamente anche un lavoro a lungo termine, perché questi non sono problemi che si risolveranno in poco tempo, semplicemente con un congresso. Piuttosto, come si è osservato prima, è impressionante e urgentissima la necessità di offrire anche al settore pubblico, anche ai governi qualche tipo di orientamento. La dichiarazione finale del congresso, che sarà presentata al Papa Francesco, significherà proprio l’impegno comune in questa direzione".