Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

RV ITALIA - 105 FM

Mondo \ Europa

Attacco London Bridge, Branca: valorizzare parte sana islam

Un tributo floreale nell'area di London Bridge dove si è verificato l'attacco terroristico del 3 giugno scorso - AP

Un tributo floreale nell'area di London Bridge dove si è verificato l'attacco terroristico del 3 giugno scorso - AP

“Purtroppo non è una novità. E’ la drammatica applicazione di una direttiva dell’Isis che invitava i propri adepti, in macanza di armi o esplosivo, ad investire i miscredenti con un automezzo, a pugnalarli o a fracassargli la testa con una pietra.  Dobbiamo renderci conto che la destabilizzazione del Medio Oriente e del Nord Africa ormai ha sempre più delle ripercussioni anche nelle nostre società”. Il commento sull’attacco terroristico di sabato 3 giugno, che ha avuto nuovamente come teatro Londra e ha provocato sette morti e circa quaranta feriti, è di Paolo Branca, docente di islamistica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

L’islam è in pericolo

“Sicuramente Paesi come la Gran Bretagna, particolarmente esposti dal punto di vista delle crisi internazionali, sono gli obiettivi privilegiati di questi attacchi”, spiega Branca. “Ma c’è qualcosa di più. C’è una sorta di guerra identitaria, condotta da persone squilibrate, non particolarmente credenti e praticanti, che trovano in questi atti estremi un modo per dare un senso alla loro vita”. “Questi casi di radicalizzazione così frequenti nel Regno Unito, come altrove, ci dimostrano che l’islam non è un pericolo ma è in pericolo. E’ una grande tradizione religiosa, con la sua spiritualità e la sua etica, che sta però precipitando in una spirale di violenze interne. Non dimentichiamo che la maggioranza delle vittime di questo fondamentalismo cieco sono gli stessi musulmani, in Siria, Iraq o Libia. E’ una crisi epocale per l’islam che dovrebbe forse trovarci più attivi nel sostenere la parte sana di questa tradizione religiosa invece di stracciarci le vesti per episodi già accaduti in un Paese come il nostro, durante i cosiddetti ‘anni di piombo’ e dai quali forse non abbiamo imparato abbastanza”.

Commerci scandalosi fra Usa e Arabia Saudita

“Questo radicalismo, questo tradizionalismo estremo, nel Regno Unito come altrove, è stato molto sponsorizzato dalle petrolmonarchie del Golfo ed è in questo senso davvero scandaloso che il presidente Usa Trump sia andato a vendere 110 miliardi di dollari di armi all’Arabia Saudita, pochi giorni dopo che il Gran Muftì di quel Paese aveva scomunicato l’Egitto per aver accolto Papa Francesco, considerato da lui ‘il capo dei miscredenti’. Una notizia che la dice lunga su quali siano oggi gli interessi in quell’area”.  

Investire nella parte sana dell’islam

“Il premier britannico Theresa May ha fatto bene ad annunciare un giro di vite nei confronti del radicalismo. Nei confronti di chi commette reati o minaccia la sicurezza della popolazione non bisogna fare nessuno sconto. Nello stesso tempo, bisognerebbe investire di più nella maggior parte dei musulmani che sono persone normali - grazie a Dio – e che sono spesso invisibili per i nostri media, ammalati di brutte notizie”.

L’occasione dell’Expo di Dubai

“Per combattere il terrorismo in Europa – conclude Branca – resta fondamentale collaborare con le comunità musulmane e spingerle ad espellere il radicalismo dall’interno. Ma, attenzione: un approccio solo securitario è insufficiente. Dobbiamo rintracciare la parte sana delle comunità arabe e musulmane che vivono nei nostri Paesi e valorizzarle. Andiamo verso l’Expo di Dubai del 2020 e tutte queste seconde generazioni arabofone potrebbero fare molto per le nostre piccole e medie imprese che cercano di internazionalizzarsi. Servirebbe anche un investimento in positivo, oltre che la repressione e la prevenzione”. 


(Fabio Colagrande)