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Lettera del Papa per l'ultimo omaggio al cardinale Husar

Leopoli: i funerali del cardinale Lubomyr Husar (3 giugno) - AFP

Leopoli: i funerali del cardinale Lubomyr Husar (3 giugno) - AFP

Il cardinale Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore emerito di Kyiv-Halyč, è stato “padre e guida spirituale” per l’intera Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina, “che egli raccolse dall’eredità delle ‘catacombe’ nelle quali era stata costretta dalla persecuzione”: lo scrive il Papa in una Lettera indirizzata all’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk, nel giorno dell’ultimo omaggio al porporato spentosi il 31 maggio scorso all’età di 84 anni. Il cardinale Husar è stato sepolto oggi nella cripta della Cattedrale della Risurrezione a Kiev.

Francesco sottolinea lo “straordinario afflusso di persone che in questi giorni sono accorse a rendere omaggio alle spoglie mortali del cardinale” e “segno eloquente di quello che egli è stato: una tra le autorità morali più alte e rispettate negli ultimi decenni del popolo ucraino”. Alla Chiesa greco-cattolica del Paese “ridiede non solo le strutture ecclesiastiche, ma soprattutto la gioia della propria storia, fondata sulla fede attraverso e oltre ogni sofferenza”.

“Col sopraggiungere della vecchiaia e della malattia – osserva il Papa - la sua presenza tra il popolo ha cambiato di stile, ma, se possibile, si è fatta ancora più intensa e ricca”, intervenendo nella vita del Paese “come maestro di sapienza: il suo parlare era semplice, comprensibile a tutti, ma molto profondo. La sua era la sapienza del Vangelo, era il pane della Parola di Dio spezzato per i semplici, per i sofferenti, per tutti quelli che cercavano dignità. Le sue esortazioni erano dolci, ma anche molto esigenti per tutti. Per tutti pregava incessantemente, sentendo che questo era il suo nuovo dovere. E tanti si sentivano rappresentati, interpellati e consolati da lui, credenti e non credenti, anche al di là delle differenze confessionali. Tutti sentivano che parlava un cristiano, un ucraino appassionato della sua identità, sempre pieno di speranza, aperto al futuro di Dio. Aveva una parola per ciascuno, ‘sentiva’ le persone con il calore della sua grande umanità e di una squisita gentilezza. Amava soprattutto dialogare coi giovani, con i quali aveva una eccezionale capacità di comunicare e che a lui accorrevano numerosi”.

Grato per questa “presenza unica, religiosa e sociale nella storia dell’Ucraina”, il Papa invita “ad esserne fedeli al costante insegnamento e al totale abbandono alla Provvidenza”.