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Mondo \ Medio Oriente

Sanzioni di Paesi arabi al Qatar: "Finanzia il terrorismo"

Doha, capitale del Qatar - AFP

Doha, capitale del Qatar - AFP

Frattura nel mondo arabo. Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrain e Yemen hanno annunciato severe misure nei confronti del Qatar, in seguito a crescenti tensioni tra i Paesi del Golfo Persico specie in ambito terroristico. L’accusa è di finanziamento e sostegno a gruppi legati ad Al Qaeda e Stato Islamico, inclusi, per quanto riguarda il Cairo, i Fratelli Musulmani. Anche le Maldive decidono di rompere le relazioni con Doha. Il servizio di Giancarlo La Vella:

Tra le prime misure adottate nei confronti del Qatar: l’esclusione dalla coalizione araba a guida saudita, che in Yemen si oppone ai ribelli sciiti houthi; la sospensione dei collegamenti aerei e il blocco delle relazioni diplomatiche. Addirittura il Bahrain ha chiesto che entro 15 giorni i cittadini qatarioti rientrino nel proprio Paese. Immediata la risposta di Doha, che ha eccepito ai cinque Paesi di aver formulato false accuse e di violare la propria sovranità. Sulla questione ha detto la sua anche l’Iran con un appello al dialogo tra il Qatar e i Paesi del Golfo. "La soluzione alle divergenze – si legge in una nota del Ministero degli Esteri di Teheran – è possibile solo attraverso strumenti politici e pacifici e con il confronto tra le parti”. Sulle decisioni adottate nei confronti del Qatar, sentiamo il commento di Massimo Campanini, docente di Studi Islamici all’Università di Trento:

R. – Trovo in questo pronunciamento una grossa dose di falsa coscienza, nel senso che quello che è in gioco – secondo me – è la necessità di trovare una sorta di capro espiatorio per ciò che sta succedendo, soprattutto in Europa, cioè per gli attentati, le stragi e questi Paesi scaricano la colpa su un piccolo Paese come il Qatar, che non ha certo la forza, né militare né politica, di potersi opporre. Sappiamo tutti che il Medio Oriente oggi è completamente disgregato e quindi c’è la necessità di compattare ciò che rimane della regione, in modo da poter dare un contributo a combattere questo jihadismo violento che oltretutto fa del male all’Islam, perché ovviamente fa in modo che l’opinione pubblica identifichi l’Islam con la violenza, identificazione del tutto falsa e infondata, e quindi dare un contributo poi alle xenofobie.

D. – Anche lo Yemen aderisce a questa presa di posizione dei Paesi arabi, e incolpa il Qatar di finanziare i ribelli houthi e sciiti …

R. – Il problema è che lo Yemen è un Paese in cui hanno convissuto con grande difficoltà una maggioranza sunnita, che però non deteneva il potere, con una minoranza sciita, che deteneva il potere. Quindi, la situazione dello Yemen è talmente aggrovigliata e complicata che il Paese deve aggregarsi alla ruota del più forte per ristabilizzare la situazione interna, in modo da poter ritornare a un equilibrio più solido.

D. – E’ sanabile questa frattura?

R. – L’unico modo – a mio avviso – di sanare la situazione del Medio Oriente è quello di riequilibrare le alleanze e fare in modo che attori indispensabili, come l’Iran e adesso anche la Turchia, non vengano messi nell’angolo, perché questo potrebbe avere degli effetti boomerang estremamente pericolosi, e aumentare la disgregazione della regione invece che risolverla.