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Londra: è italo marocchino il terzo killer. Giovedì il voto

L'attacco a London Bridge - ANSA

L'attacco a London Bridge - ANSA

In Gran Bretagna dopo la strage di sabato notte riprende con toni accesi la campagna elettorale a due giorni dal voto, con i laburisti in rimonta che chiedono le dimissioni della premier per motivi di scarsa tutela della sicurezza nazionale. Intanto le indagini fanno chiarezza sull’identità del terzo terrorista entrato in azione nel cuore di Londra e le perquisizioni portano a nuovi arresti tra i fiancheggiatori. Il servizio di Gabriella Ceraso:

La polizia britannica conferma l'identità del terzo killer di Londra. E' il 22enne Youssef Zaghba di origini marocchine ma di nazionalità italiana perché la mamma vive a Bologna dove l’uomo, non conosciuto all'intelligence, era andato spesso. Youssef viveva nell'East London come gli altri due terroristi, Shazad Butt, veterano all’islamismo britannico, e Rachid Redouane, neofita e giovane nordafricano. Nel loro quartiere stamani l’arresto di un fiancheggiatore mentre sono state liberate le persone sospette fermate domenica scorsa. E sul tema delle capacità della polizia impoverita dai tagli ingenti della May quando era ministro dell’Interno, si concentrano le critiche e la campagna elettorale ripresa con toni più che mai accesi. Il voto assume dunque tutt’altra direzione, come sottolinea Lorenzo Colantoni ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali:

R. – La particolarità è che queste elezioni sono nate come elezioni Brexit e finiranno per essere poco o nulla a proposito della Brexit. Il problema della May è che lei aveva bisogno di una legittimazione consolidata in Parlamento e in generale per poter riprendere tutto quello che i conservatori avevano perso; sono invece arrivati a questo perché i numerosi attentati hanno fatto vedere che sì, l’Unione Europea, la discussione Brexit, è un tema importante ma non è forse centrale. E l’altro punto è che lentamente la discussione è diventata sempre di più su chi fosse più adatto a governare e in questo la May ha perso: si è presentata con un programma che era poco chiaro e in cui questo concetto di leadership forte e stabile veniva concentrato soprattutto sul tema della Brexit. Quando è stato affrontato il tema della sicurezza oppure del sistema sanitario nazionale di cui i conservatori sono stati colpevoli di grandissimi tagli e grandi probelmi al momento, questa specie di castello di carte della Brexit è andato crollando, lasciando spazio a chi invece aveva in un certo senso studiato da leader, come Jeremy Corbyn.

D. – Quindi questa clamorosa rimonta dei laburisti non è legata solo alla questione-tagli alla polizia?

R. – Non solo. Il punto è che nell’elettorato del Regno Unito, al momento, c’è un forte bisogno di una politica differente; di un personaggio che vada contro quello che i tories hanno difeso e portato avanti negli ultimi anni. Ecco, la Brexit ne è un esempio; ci sono tanti elettori britannici che hanno una grande maturità a livello politico ed economico, soprattutto dopo questa presa di coscienza della Brexit. Tutti questi elementi concorrono alla ricerca di una soluzione alternativa che è ancora più sentita nel momento in cui quello che propone la May appare inconsistente.

D. – Di fronte alla paura di questi attacchi, tutti e due hanno reagito dicendo: “Basta. E’ troppo. Bisogna fare di più”. Cosa dobbiamo aspettarci da entrambi, se vincono?

R. – May da tempo propone misure restrittive di controllo, addirittura parlava di controllare i social network: quindi lei punterebbe sul controllo. Jeremy Corbyn punta invece a una posizione sociale, ad aumentare il numero di persone nell’ambito della polizia. Bisogna fare considerazioni diverse: che la mossa della May potrebbe essere inquinata da decisioni personali o legate al proprio partito; dall’altro, però, la grande paura dell’elettorato britannico nei confronti di Corbyn è quella delle spese: in tanti hanno paura di altre tasse … In questo senso, quindi, le elezioni britanniche potrebbero essere influenzate da queste due soluzioni differenti al problema sicurezza che in realtà, poi, avrà il suo impatto anche sulla Brexit stessa, perché tutti quanti sanno che per migliorare le condizioni c’è bisogno di collaborazione, soprattutto e in particolare con gli altri Paesi europei. E questo potrebbe rappresentare un problema nel momento in cui le negoziazioni per la Brexit sono ancora molto calde e un accordo di qualsiasi tipo lontano dall’essere raggiunto.

D. – Quindi l’ago della bilancia in questo 8 giugno – cosa che prima sembrava chiaro – quale sarà ora?

R. – Forse i tre elementi per importanza potrebbero essere: il primo, l’economia e lo stato sociale, il secondo, la sicurezza e poi, il terzo, la Brexit. In generale, quello che determinerà veramente, forse, al momento, è la persona che riuscirà ad offrire sia una leadership convincente ma soprattutto una ricetta politica che soddisfi questa insoddisfazione dilagante, ormai dal ceto più basso a quello più alto del popolo britannico.