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Società \ Salute e Ambiente

Al G7 sull’ambiente attesa per la posizione Usa dopo l’uscita dagli Accordi di Parigi

Un impianto a energia fossile in India - AFP

Un impianto a energia fossile in India - AFP

E’ tutto pronto a Bologna per accogliere i ministri dell’ambiente del G7 sabato e domenica prossimi. Un appuntamento fortemente atteso dopo l’annuncio statunitense dell’uscita dagli Accordi di Parigi sul clima e le dichiarazioni del presidente Trump in materia ambientale. Su questo punto Stefano Leszczynski ha intervistato mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita ed esperto di questioni ambientali.

R. – Io mi auguro anzitutto che ci sia un ripensamento da parte del presidente Trump, degli Stati Uniti, e sono sicuro che una pensosità maggiore ci sarà perché non parliamo solo di una questione che riguarda gli interessi autarchici di una Nazione o di un popolo: qui si parla del clima che ovviamente circonda la Terra, tutta la Terra, e riguarda tutti. Detto questo, non c’è dubbio che è molto bello il fatto che tutti gli altri firmatari dell’accordo di Parigi unanimemente abbiano confermato la loro posizione: è un segno di speranza e anche di maturazione di coscienza di fronte ad un problema che riguarda non solo l’oggi ma soprattutto il domani.

D. – Quanto è importante il ruolo del Vaticano,  che si avvia probabilmente ad essere il primo Stato ad emissioni zero a livello internazionale?

R. - Papa Francesco in questo senso, attraverso un’apposita Enciclica, la Laudato sì, che credo sia il documento moralmente più autorevole in questa prospettiva, si pone come una stella di riferimento, un punto di altezza morale non per affermazioni teoriche ma proprio per dare a tutto il mondo, a tutti gli uomini, a tutta la famiglia umana una terra abitabile. Non c’è dubbio che assieme all’esortazione morale, etica e anche religiosa, le conclusioni sul piano della politica ambientale devono essere altrettanto conseguenti.

D. – Lei accennava alla sensibilizzazione della società civile. Parte di questa società civile, soprattutto appartenente al mondo cattolico, ha già iniziato ad avviare misure molto concrete ad esempio, quella del disinvestimento da quelle società che investono nello sfruttamento di fonti fossili di energia. Questo è un esempio molto concreto di quello che si può fare per punire pratiche poco virtuose e promuoverne invece di più virtuose…

R. – Assolutamente. Infatti, credo che l’Enciclica debba essere letta dai responsabili della politica, dai responsabili dell’economia, da quelli dell’industria, ma anche da tutte le famiglie: ognuno deve fare la sua parte, piccola o grande che sia per custodire o per migliorare l’ambiente perché sia abitabile da tutti. Ecco perché giustamente il Papa parla di una sorta di conversione ecologica che va dal tenere in ordine la propria casa, dall’essere attenti a non inquinare e non sporcare, dalla raccolta differenziata, dalla coscientizzazione dei bambini, dei giovani, fino, appunto, ad arrivare a scelte come quelle di cui lei parlava o anche a scelte più grandi che le industrie sono chiamate in prima persona a prendere, fino a quelle della politica: ci troviamo davanti a una sorta di rivoluzione culturale da fare immediatamente.