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Vescovo di Marawi: al terrorismo reagiamo con la preghiera

La devastazione a Marawi - EPA

La devastazione a Marawi - EPA

Nelle Filippine prosegue a Marawi la grave crisi provocata dai terroristi del gruppo “Maute”. Gli estremisti hanno distrutto la cattedrale, bruciato scuole e messo in fuga la popolazione civile. I militanti del gruppo “Maute” hanno anche sequestrato, e tengono tuttora in ostaggio, circa 200 persone, tra le quali padre Teresito Suganob e 15 fedeli cattolici. Dopo l'intervento massiccio dell'esercito filippino per liberare la città, i terroristi sono ora confinati in una piccola area e si nascondono in alcuni tunnel.

Il vescovo di Marawi: abbiamo timore per gli ostaggi
“A Marawi si combatte ancora e abbiamo timore per gli ostaggi. Non sappiamo nulla sulle loro condizioni: rapiti da due settimane, potrebbero avere carenza di cibo, acqua e medicine. Siamo in trepidazione e preghiamo per loro”, sottolinea il vescovo di Marawi, mons. Edwin de la Pena. Il presule - riferisce l’agenzia Fides - si è inoltre detto costernato per la diffusione sui social media di un video che mostra giovani militanti armati profanare statue e immagini sacre.

Reazione dei cristiani affidata alla preghiera
"E’ un esecrabile atto di blasfemia. I terroristi - ha spiegato mons. Edwin de la Pena - vogliono instillare odio nei cristiani e provocare una reazione. La nostra reazione sarà solo la preghiera, la fratellanza e la solidarietà interreligiosa, che molti amici musulmani ci hanno mostrato in queste ore, anche aiutando e difendendo i cristiani di Marawi”.

Solidarietà dal mondo islamico moderato
Diversi leader musulmani si sono subito espressi sugli avvenimenti che hanno sconvolto la città di Marawi: Alim Abdulmuhmin Mujahid, vice presidente del Consiglio degli Ulama a Basilan ha condannato la profanazione della cattedrale definendo il gesto “non islamico”. Anche il governatore della Regione autonoma di Mindanao musulmana, Mujiv Hataman, ha invitato tutti i musulmani di Mindanao a “condannare l'azione dei terroristi legati allo Stato Islamico” e ha chiesto ai cittadini musulmani e cristiani di “non cadere nella trappola del Maute” che vuole innescare un conflitto sociale e religioso.