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Bregantini: don Milani e don Mazzolari, “alimento” per Francesco

Don Primo Mazzolari - RV

Don Primo Mazzolari - RV

Mancano meno di due settimane alla visita di Francesco a Bozzolo e Barbiana per rendere omaggio a Don Primo Mazzolari e Don Lorenzo Milani, due figure profetiche e scomode che oggi trovano nuovo vigore nell’azione pastorale del Papa gesuita. La vicinanza ai poveri, il dialogo con “i lontani”, la visione di una Chiesa “ospedale da campo”, l’impegno per la pace e i diritti dei più deboli sono tra i punti di convergenza tra Milani, Mazzolari e Bergoglio. Sul significato di questa visita, Alessandro Gisotti ha chiesto un commento a mons. Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano, che ha avuto nella testimonianza dei due sacerdoti un punto di riferimento fondamentale nella sua vita di cristiano:

R. – È una riscoperta e insieme una “riparazione”. Entrambi sono stati “feriti” dalla Chiesa ufficiale; entrambi ora sono riabilitati, rinnovati, ripresi, rilanciati. Ma soprattutto è lo stile di papa Francesco che dà loro quella forza di testimonianza che già hanno, ma che viene rilanciata. Nello stesso tempo, è come se don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani dessero alimento al carisma di Papa Francesco: è un reciproco gioco di rinascita, riscoperta e insieme di rilancio.

D. – Lei è sempre stato molto attento al tema dell’educazione. Su questo don Milani è un testimone oltre che un maestro sempre attuale. Forse oggi ancora di più si coglie la profezia di quello che diceva e scriveva…

R. – È talmente evidente questo che persino il ministro dell’Istruzione ha consegnato alla scuola italiana le opere di don Lorenzo! Quello che è importante – io aggiungerei – è un’esperienza diretta: è grande don Milani quando dice: “Molti mi chiedono come dovrei fare per fare scuola, per essere maestro”; lui rispondeva: “Non mi chiedete cosa deve fare, chiedetemi cosa deve essere un maestro”. Cioè lui sposta l’accento dal fare all’essere; dall’avere doti all’essere testimone credibile di questo. E dagli ultimi lui ha imparato ad immergersi tra i poveri: l’esperienza diretta dei bambini e dei ragazzi che lui ha ascoltato, dai quali ha imparato ad essere maestro, e con i quali ha insegnato all’Italia ad essere e a fare scuola.

D. – Gli ultimi erano nel cuore anche di don Mazzolari, testimone di una Chiesa di periferia, Chiesa “in uscita” come direbbe oggi Papa Francesco…

R. – Don Primo ha lanciato - “come tromba dello Spirito Santo in terra padana”, come lo ha definito Papa Giovanni - un grido di riflessione tramite il suo quindicinale “Adesso”. Mentre don Lorenzo, da quelle montagne di periferia, ha lanciato un grido alla scuola italiana, alla politica e anche alla Chiesa. Don Primo parla moltissimo ai sacerdoti; don Lorenzo parla moltissimo ai maestri. Ma entrambi sono figli di una Chiesa “Mater et Magistra”; entrambi sono in fondo due realtà: educare come preti ed educare come maestro sono due realtà entrambe amate da tutti e due. Questo è il punto fondativo: entrambi sono legati dallo spazio vitale dell’educare.