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Giornata degli oceani: l'inquinamento nemico del nostro futuro

Una mappa fotografica della barriera corallina hawaiana - ANSA

Una mappa fotografica della barriera corallina hawaiana - ANSA

L'odierna Giornata mondiale degli oceani è dedicata alla salvaguardia degli ecosistemi marini e alla lotta contro l’inquinamento globale. Istituito dall’Onu nel 1992, in occasione del vertice sull’ambiente di Rio de Janeiro, l'appuntamento punta a evidenziare l’importanza dei nostri oceani per la vita dell’intero pianeta: si parla di specie marine a rischio di estinzione, di quantità preoccupanti di plastica nei nostri mari e di conseguenze devastanti del riscaldamento globale. Giulia Bedini ha intervistato Marco Faimali, responsabile della sezione dell'Istituto di scienze marine (Ismar) di Genova:

R. – Per noi tutti i giorni sono “giornate del mare”. Però, in questa occasione è importante mettere al corrente i cittadini, di qualsiasi età, dell’importanza del mare, come noi lo influenziamo e come influenzerà, influenza ed ha influenzato la nostra vita nel passato. E’ un momento importante anche per comunicare la ricerca: come Istituto di scienze marine abbiamo organizzato diversi eventi che si svolgeranno fino all’11 giugno.

D. - Quali sono oggi le maggiori minacce per i nostri oceani e quali possono essere le conseguenze per tutta la fauna marina e per la salute dell’uomo stesso?

R. - Ultimamente stiamo studiando, e ci siamo accorti, che ci sono degli inquinanti emergenti, come ad esempio le microplastiche e la plastica, che stanno raggiungendo livelli abbastanza preoccupanti. Questo è un nuovo tipo di inquinamento: non è una sostanza disciolta, ma si tratta di piccoli materiali che da macroplastiche si trasformano in microplastiche e nanoplastiche, diventando sempre più piccoli. Gli ultimi dati, su cui stiamo lavorando anche noi come Istituto di scienze marine, sono preoccupanti perché se ne registra una grandissima quantità. Ancora non sappiamo quali saranno le conseguenze sull’ecosistema marino e quindi le conseguenza sull’alimentazione umana. Per adesso il problema non è preoccupante, ma è una delle ricerche che stiamo portando avanti con attenzione.

D. - Trovare nuovi ed efficaci sistemi di riciclo e riutilizzo, soprattutto della plastica, può avere un impatto significativo sul nostro ecosistema?

R. - Assolutamente sì: il problema non è la plastica, il problema è l’uso che la nostra specie ne sta facendo. Dobbiamo imparare soprattutto ad usarla in maniera consapevole. Poi occorre rimuovere le macroplastiche e le microplastiche dal mare, soprattutto nella filiera della produzione. Dobbiamo quindi cambiare il nostro atteggiamento: abbiamo bisogno del mare.

D. - Un altro dato preoccupante riguarda il crescente riscaldamento globale: come si ripercuote sulla vita dei nostri ecosistemi?

R. – Il cambiamento climatico si ripercuote a 360 gradi. La temperatura e le sue variazioni influenzano il ciclo vitale degli organismi e, di conseguenza, possono provocare la sparizioni di specie, la comparsa di nuove, la tropicalizzazione del mare. A volte possono essere estremante nocive: quindi anche tale aspetto deve esser ovviamente studiato e deve essere tenuto sotto controllo.

D. - Qual è l’appello che l’Istituto delle scienze marine vuole lanciare?

R. - Il messaggio è il seguente: il mare è importante e dobbiamo capire quali sono le relazioni con la nostra vita quotidiana; ovviamente, capire che è importante anche sostenere e investire nella ricerca marina, perché questo ci permette di capire tutte le sfaccettature di questo complesso sistema. Essere consapevoli che il nostro territorio non si ferma sulla terraferma e che anche il mare è fondamentale per la nostra sopravvivenza. Amiamo il mare e cerchiamo di studiarlo in maniera consapevole.