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Iran: appello Onu unità Paesi contro terrorismo. Timori instabilità

Mausoleo di Khomeini a Teheran - ANSA

Mausoleo di Khomeini a Teheran - ANSA

“Tutti i Paesi devono lavorare insieme nella lotta al terrorismo”: l’appello del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, dopo il duplice attacco portato ieri da cinque kamikaze dell’Is contro il Parlamento e il mausoleo di Khomeini, a Teheran, costato la vita a 13 persone, oltre ai cinque attentatori, una quarantina i feriti, alcuni in modo molto grave. In serata la notizia dell’arresto di cinque sospettati di complicità con i terroristi. Il servizio di Roberta Gisotti

“Gli attacchi terroristici non condizioneranno la volontà del popolo iraniano”, ha detto la Guida suprema iraniana Ali Khamenei, deprecando l’attacco portato dal sedicente Stato islamico al cuore del mondo sciita, nel pieno delle tensioni con la sunnita Arabia Saudita. La scelta dei militanti dell’Is è stata infatti di colpire il Parlamento e il mausoleo di Khomeini, simboli del potere laico e teocratico dell’Iran. Un Paese che sarà “più unito e determinato nella lotta contro il terrorismo”, ha promesso il presidente iraniano Rohani. Mentre il segretario generale dell’Onu Guterres ha auspicato che “i responsabili di questa ingiustificata violenza siano rapidamente portati davanti alla giustizia”, invitando tutti i Paesi a sostenere “i diritti e i valori universali che vincolano la comunità globale”. E tra le voci di condanna, quella del presidente statunitense Trump, si è levata per sottolineare che “gli Stati che sponsorizzano il terrorismo rischiano di cadere vittima del male che promuovono”, che potrebbe suonare quale monito allo stesso Iran, accusato da più parti di sostenere movimenti fondamentalistici, rei di terrorismo.

Sulle possibili ragioni di questo attacco Massimiliano Menichetti ha intervistato Piero Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa, 

Perché si apre questo fronte?

"Possiamo fare delle congetture, non delle analisi. Chiaramente Teheran è il capofila del mondo sciita: è un Paese che è coinvolto su più fronti, soprattutto in Siria; in Libano tramite l’appoggio che dà ad Hezbollah; nella Striscia di Gaza con l’appoggio che l’Iran dà al sunnita Hamas. Ed è un Paese che in questo momento sta vivendo una fase di profonda contrapposizione con il capofila del mondo sunnita, ovvero l’Arabia Saudita".

Continua a rimarcarsi lo scontro tra sunniti e sciiti?

"In questo momento evidentemente non lo possiamo affermare con certezza, però ci sono degli indizi e degli indicatori che potrebbero farlo presupporre. Non dimentichiamoci cosa è successo in questi giorni: ovvero l’Arabia Saudita che, insieme ad altri Paesi tra cui gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto, ha rotto le relazioni diplomatiche con il Qatar isolandolo del tutto e accusandolo di avere rapporti – neanche troppo vicini – ma troppo “normali” con lo stesso Iran. Tre settimane fa c’è stato poi il viaggio del presidente Trump in tutto il Medio Oriente: un viaggio in cui Trump ha posto le basi per la creazione di un’alleanza araba-sunnita, appoggiata nella sostanza delle cose, anche da Israele, un’alleanza in funzione appunto anti-iraniana. Oggi arriva questo attacco. Per cui – ripeto – la situazione è molto in divenire, è molto dinamica; temo che questo episodio possa portare lo stesso Iran a delle reazioni. Non è possibile adesso capire dove, come e soprattutto quando, ma temo che possano esserci reazioni in futuro".

Questo attentato in un Iran che è uscito recentemente dalle elezioni; che ha visto confermato presidente Rohani: quindi l’apertura alla comunità internazionale. Questo nonostante il dito puntato di Trump…

"Tra i Paesi della Regione l’Iran è paradossalmente quello più filoccidentale, quello su cui si potrebbe lavorare di più per favorirne l’avvicinamento all’Occidente. Trump lo allontana, perché sembra voler fare una scelta di politica estera precisa, sembra volere distanziarsi dalle posizioni assunte dall’amministrazione Obama, che è stata quella che ha fatto l’accordo sul nucleare con l’Iran. Non dimentichiamoci che su queste posizioni americane influisce anche la forza delle lobby israeliane negli Stati Uniti, che avvertono l’Iran come una delle minacce, come l’unica minaccia oggi esistenziale per lo Stato ebraico".