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Roma: chiudere i campi rom, ma vagliare alternative possibili

Preoccupazione per la decisione della sindaca Raggi di chiudere progressivamente i campi rom - ANSA

Preoccupazione per la decisione della sindaca Raggi di chiudere progressivamente i campi rom - ANSA

Una moratoria sui nuovi arrivi nella Capitale a causa della «forte presenza migratoria e il continuo flusso di cittadini stranieri. Questo il contenuto di una lettera firmata dalla sindaca Virginia Raggi e inviata al Prefetto di Roma. Intanto il Movimento 5 Stelle sul blog di Grillo, commentando il piano Raggi per fronteggiare l’emergenza dei campi rom, ha evidenziato l’imminente chiusura di questi spazi come un ritorno alla legalità. E già alcuni giorni fa la sindaca aveva annunciato la progressiva fine di due insediamenti: quello della Monachina e quello della Barbuta. Ascoltiamo il commento di Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, che si occupa dei diritti dei più deboli, raccolto da Marina Tomarro:

R. – Il piano presentato dalla sindaca Raggi il 31 maggio lo abbiamo definito un “fake plan” perché è un contenitore vuoto, ancora da riempire. L’unica azione concreta è il superamento, o meglio come lo chiamano gli amministratori capitolini, lo smantellamento dei due insediamenti, Barbuta e Monachina, attraverso dei fondi europei, di 3.8 milioni di euro. Questo però è un processo che durerà diversi anni e che riguarderà solamente alcune persone e non tutte quante le 700 persone presenti e quindi noi guardiamo con profonda preoccupazione a quello che sarà il futuro. Un futuro che fino ad oggi ci ha portato a sgomberi forzati. Nei prossimi giorni si chiuderà forzatamente un insediamento, quello di Camping River, quindi 420 persone si troveranno per strada. Tutto questo fa preoccupare.

D. – Se chiudono questi campi rom dove potranno andare queste persone, quali dovrebbero essere le alternative?

R.  – In diversi casi abbiamo illustrato alla stessa sindaca Raggi ciò che dice l’Europa, ciò che dice la strategia nazionale di inclusione rom che parla di un ventaglio di soluzioni. Oggi noi dobbiamo considerare che i rom che vivono nella capitale corrispondono un po’ a quelli che erano i baraccati degli anni ’60 e ’70 che vivevano nelle nostre periferie ma con numeri estremamente maggiori. Se negli anni ’50, ’60 a Roma c’erano 100 mila baraccati oggi non sono più di 6mila, 7mila i rom che vivono nelle baraccopoli della capitale. Quindi è un problema assolutamente risolvibile dando risposte sul fronte casa. Esiste un patrimonio immobiliare abbandonato da parte delle istituzioni, ci son famiglie che sono parzialmente incapaci di sostenere un affitto. C’è lo sblocco delle case popolari da operare, quindi ecco i fronti sono tanti, sono tanti gli interventi che potrebbero essere fatti per riconsegnare il diritto alla casa, non solo alle comunità rom che vivono un disagio abitativo ma a quanti di fatto, anche non rom, si trovano a vivere oggi senza una casa nella capitale.

D. - Quali sono le condizioni dei campi rom, come vivono?

R.  – Oggi sono assolutamente drammatiche. Dopo mafia capitale, di fatto è stato smantellato tutto il sistema buono e cattivo che c’era attorno ai campi rom e quindi anche tutto il sistema di sostegno legale, di sostegno sociale, di sostegno scolastico. Oggi i campi sono vere e proprie favelas abbandonate, terra di nessuno, terra del più forte dove molte famiglie subiscono prepotenze, dove la criminalità e la microcriminalità è particolarmente radicata. Si tratta quindi di territori dove è difficile realmente intervenire ma per un abbandono istituzionale. Non dimentichiamo che a Roma ci sono 11 insediamenti formali, cioè realizzati e progettati, gestiti dalle istituzioni ma che di fatto sono nel completo abbandono e dei quali invece le istituzioni hanno precise responsabilità.

D. – Oltre ai campi rom la sindaca Raggi ha chiesto una moratoria sui nuovi arrivi nella capitale, cosa ne pensa?

R. – A Roma c’è il grande problema dei transitanti, ovvero le persone che passano per Roma, persone sbarcate da pochi giorni e che compiono questo viaggio per tutta quanta le penisola. Si tratta nel periodo invernale di un piccolo gruppo di persone, 70-80 persone che nel periodo estivo aumentano a 200-300 unità, un numero assolutamente esiguo di persone che vivono sulla strada. Purtroppo queste dichiarazioni ci sembrano legate a una precisa propaganda politica per rispondere alla pancia delle persone ma di fatto non danno risposte ai problemi della città e alle persone che la vivono e a quanti passano per questa città per cercare una vita, cercare una speranza.