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L'Avis celebra la Giornata mondiale del donatore di sangue

Foto di un donatore si sangue. - RV

Foto di un donatore si sangue. - RV

Ricorre oggi la Giornata Mondiale del donatore di sangue, istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2004. Gli obiettivi degli odierni festeggiamenti sono quelli di incoraggiare i cittadini ad una donazione periodica e consapevole, coinvolgendo anche le istituzioni nazionali ed internazionali nella battaglia contro le situazioni di emergenza quotidiane. L’Associazione Volontari Italiani del Sangue, Avis, è impegnata attivamente da anni, a livello nazionale, in tal senso. Giulia Bedini ne ha parlato con Claudia Firenze, responsabile della comunicazione di Avis nazionale:

R. – Il 14 giugno è la data di nascita di  Karl Landsteiner, il biologo austriaco che scoprì i gruppi sanguigni: è questa una ricorrenza di importanza epocale non solo nel mondo della scienza ma anche in quello della donazione del sangue. È, inoltre, un modo per ringraziare i 112 milioni di donatori nel mondo e un’occasione per fare il punto su quelle che sono le sfide odierne e future. Per questo, si sta svolgendo oggi un’iniziativa al Ministero della salute, qui a Roma, alla presenza del ministro Lorenzin. Lo slogan della Giornata mondiale di quest’anno è: “Dona sangue, dona ora, dona spesso”, un invito ad imprimere ancora di più l’idea del donatore non occasionale, ma capace di seguire una programmazione ben precisa. Un donatore che ci mette tanto cuore, ma che ci mette anche la testa.

D. – Perché, quindi, è importante un donazione nei momenti di emergenza e una donazione periodica?

R. - È un modo soprattutto per sconfiggere i momenti di necessità e i momenti di carenza specifici. Proprio per questo, l’idea è quella di avere un donatore che sia consapevole, un donatore che vada a donare quando serve quanto serve, per evitare che ci siano momenti di carenza o, all’opposto, che ci siano momenti di esubero. Il discorso diventa molto articolato: questo lo possiamo fare proprio perché abbiamo un rapporto con i nostri donari che è continuo.

D. - Che cosa si può e si deve ancora fare a livello istituzionale ed internazionale?

R. - A livello istituzionale è importante fare rete: abbiamo sia a livello italiano che europeo tanti soggetti che si occupano di sanità, di donazione di sangue. Tutto questo si lega anche ad un’idea di cittadinanza attiva, di cultura della solidarietà e gli aspetti chiamati in causa divengono molteplici. Sicuramente è importante parlare di donazione di sangue con tutti: con i più e con i meno giovani, con le donne e con i nuovi cittadini. Più l’apporto è plurale, anche in termini di donazioni, più il sistema ne trae beneficio. È facile riuscire a trovare la motivazione giusta: il donatore è una persona che ha la fortuna e il privilegio di essere un buona salute e di essere utile agli altri.

D. - Ricorrono quest'anno i 90 anni di Avis. Qual è l’appello che Avis vuole lanciare anche per ringraziare i numerosi donatori che ogni anni aiutano l’associazione?

R. – In tale occasione abbiamo lanciato un hashtag - #90AVIS - per raccontare i nostri 90 anni di storia e i nostri valori che sono ancora attuali oggi, dopo appunto 90 anni. Abbiamo voluto ringraziare quelle persone che 90 anni fa a Milano risposero all’appello di Vittorio Formentano, un medico trasfusionista che decise di fondare l’Avis, un’associazione di persone volontarie che donassero sangue in maniera gratuita. 17 persone risposero al suo appello, e ora dopo 90 anni, i volontari dell’Avis sono oltre un milione e 300mila! Abbiamo cercato anche di guardare al futuro, provando a ringraziare le persone che in questi anni sono stati con noi e quelle che ci saranno in futuro.