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Unhcr: chiesto aumento dei posti disponibili per rifugiati

Operatori dell'Unhcr nel campo di accoglienza di Lesbo - EPA

Operatori dell'Unhcr nel campo di accoglienza di Lesbo - EPA

"Oggi i bisogni globali di reinsediamento superano di gran lunga i posti messi a disposizione dai governi, anche se è aumentato il numero di Paesi che partecipano al programma": lo ha dichiarato Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati,  durante l'apertura delle consultazioni annuali a Ginevra, nell'approssimarsi della Giornata internazionale del rifugiato del 20 giugno. Un milione e duecento mila persone hanno bisogno di reinsediamento, ma i posti disponibili nel 2017 son solo 93.200, il 43% in meno rispetto all'anno passato. Giorgio Saracino ne ha parlato con Carlotta Sami, portavoce Unhcr per il Sud Europa:

R.  - Il 20 giugno pubblicheremo i nuovi dati sulla situazione mondiale. Sicuramente saranno superati gli oltre 65 milioni di persone, fra sfollati e rifugiati, che non vivono più nelle loro case. Filippo Grandi, Alto commissario Onu per i rifugiati, ha fatto un appello, ricordando come il reinsediamento, i canali legali - quelli che in Italia vengono chiamati i corridoi umanitari - siano, da un lato, una forma di salvezza per i rifugiati più vulnerabili e dall’altro siano il modo migliore per colpire il contrabbando di esseri umani. Noi riteniamo che siano in questo stato di bisogno circa 1,2 milioni di persone: nel 2017 purtroppo è stata espressa una disponibilità di posti per solamente 93.200 persone, il 43% in meno rispetto al 2016.

D. - Quali sono gli impegni che 193 Stati membri delle Nazioni Unite hanno preso firmando la dichiarazione di New York nel 2016?

R.  - Nel 2016, 193 Stati hanno siglato una dichiarazione estremamente importante perché per la prima volta a livello mondiale si è riconosciuta la necessità di un intervento globale su quello che è un problema effettivamente globale. Fra i vari obbiettivi c’è proprio quello di lavorare per aumentare i posti per i reinsediamenti, quindi per i canali umanitari e per ogni altra forma di canale legale. Fra questi noi ricordiamo sempre di includere anche le riunificazioni familiari. Infatti sono tantissime le persone che, non riuscendo ad accedere a un diritto che è loro, intraprendono viaggi pericolosissimi.

D. - Spesso tra la gente ci sono polemiche sulla presenza nel proprio territorio di rifugiati; ci sono però anche molti commenti positivi…

R. - Moltissimi. A livello mondiale c’è un fiorire continuo di iniziative di singoli cittadini che hanno compreso qual è la situazione storica in cui ci troviamo e che hanno anche compreso quale grande opportunità possa essere per la nostra società portare avanti valori di solidarietà, di inclusione, di condivisione. Questi sono valori che si poggiano sostanzialmente sulla comprensione dell’altro, quindi sono il migliore antidoto contro l’intolleranza, contro l’estremismo.

D. - Qual è il vostro appello?

R. - Focalizzarsi sempre più su questi canali umanitari legali e sicuri: che siano messi in piedi dai governi, che siano riunificazioni familiari, che siano apertura di borse di studio per chi vuole studiare. In modo tale da sconfiggere innanzitutto il contrabbando di esseri umani e dare un’alternativa credibile ai più vulnerabili rispetto alla possibilità di accedere a un Paese sicuro, ricostruire la propria vita in sicurezza senza dover perdere da subito la propria dignità, mettendosi nelle mani dei trafficanti. E senza dover perdere addirittura la vita, mettendosi nelle mani dei trafficanti.