Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

App:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Chiesa \ Chiesa nel mondo

Promulgato decreto sul martirio di Teresio Olivelli

 - ANSA

- ANSA

Tra i Decreti Promulgati oggi dalla Congregazione per le Cause dei Santi, ce n’è uno riguardante un martirio, quello di Teresio Olivelli, della diocesi di Vigevano, in provincia di Pavia, in Lombardia. Pietro Cocco:

Nome poco noto ai più, Teresio Olivelli è invece un testimone a tutto tondo delle fede e della carità cristiane, vissute come baluardo contro le ideologie dell’odio e del disprezzo dell’altro. A causa di questa sua testimonianza morì a seguito delle percosse dei suoi carcerieri, nel campo di concentramento di Hersbruck in Germania, il 17 gennaio 1945, a 29 anni.

Nato nel 1916 a Bellagio, in provincia di Como, trasferitosi poi a Mortara (Pavia), diocesi di Vigevano, Olivelli si laureò in giurisprudenza presso l’università di Pavia, e questa sua formazione lo orientò sempre nell’impegno per la libertà e la giustizia. Visse in prima persona l’ascesa del fascismo, illudendosi in un primo tempo di poterlo cristianizzare, ma rendendosi poi conto dell’incompatibilità coi valori cristiani.

Partecipò attivamente sia all’Azione Cattolica e poi alla Federazione Universitaria Cattolici Italiani, la Fuci, dedicandosi a numerose opere caritative a favore dei poveri, dei malati, degli anziani. Opere di misericordia che egli praticò tenacemente anche in tempo di guerra, quando si trovò sul fronte russo e nella tragica ritirata; e poi ancora dopo l’8 settembre 1943, quando viene arrestato una prima volta a causa del suo rifiuto di collaborare con i nazifascisti per fedeltà al Vangelo.

In quell’occasione Olivelli riuscì a fuggire e si unì per cinque mesi alla resistenza cattolica, non con un ruolo militare, operando tra Brescia, Milano e Cremona. Si impegnò nella formazione e diffusione dei valori morali della rivolta, primo fra tutti la carità cristiana, l’amore del prossimo per costruire la civiltà dell’amore, contrapposta a quella dell’odio propugnata dai nazifascisti.

Sua la famosa ‘Signore facci liberi’, nota come la Preghiera del Ribelle. Ormai considerato tra i peggiori nemici del regime, proprio per il suo impegno di formazione delle coscienze, come cattolico di primo piano, punto di riferimento della FUCI di Milano, Olivelli venne arrestato a Milano il 27 aprile 1944. Fu trasferito dapprima nel campo di concentramento di Fossoli, vicino Carpi, poi trasferito nei lager di Bolzano-Gries, Flossenbürg e Hersbruck.

Di fronte all’esplicita volontà di annientamento fisico e spirituale, sottoposto a brutali percosse, nei mesi che precedettero la sua morte non smise mai, neppure nel campo di concentramento, di prendersi cura dei malati, di quanti erano abbandonati a se stessi e alla morte, facendo anche pregare di nascosto e organizzando riunioni di lettura del Vangelo.

Nella sua preghiera del ribelle si legge tra l’altro: “Facci liberi e intensi; se cadremo, fa' che il nostro sangue si unisca al Tuo innocente, a crescere al mondo giustizia e carità”.