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Francia: Macron al rimpasto tecnico. Pronta la riforma del lavoro

Il Presidente francese Macron - REUTERS

Il Presidente francese Macron - REUTERS

Diventato, il mese scorso, il più giovane presidente della storia di Francia, Emmanuel Macron ha ottenuto anche la maggioranza schiacciante all’Assemblea Nazionale al secondo turno delle legislative di ieri. Dopo il rimpasto tecnico previsto nelle prossime ore, la strada sembra spianata per l’avvio delle riforme tanto attese anche in Europa. Resta però il record storico dell’astensione al 57% e la fine della dialettica politica destra-sinistra. Sulle prospettive attuali del Paese, Gabriella Ceraso ha parlato con Marco Gervasoni, docente di Storia contemporanea e esperto di politica francese alla Luiss "Guido Carli" di Roma:

R. – Sicuramente Macron ha rivoluzionato destra e sinistra così come erano configurate dalla V Repubblica in poi: da un lato i gaullisti e i loro alleati, come destra, e dall’altro i socialisti. Non ha superato destra e sinistra perché in realtà nel suo movimento, e anche nel governo, ci sono esponenti di destra e di sinistra. Lui stesso era – diciamo – “economicamente” di destra, liberale, chiaramente, e invece dal punto di vista “societale”, come si dice lì, cioè sulle questioni dell’immigrazione, eccetera, sarà di sinistra.

D. – Però ci sono le premesse, secondo lei, per un periodo di stabilità?

R. – Sì. Naturalmente questa è una delle maggioranze più ampie della storia. Però, qual è il rischio vero? Non tanto l’instabilità prodotta all’interno delle istituzioni, quanto l’instabilità prodotta dalle istituzioni, nel senso che con un tasso di astensionismo così alto di tutte le classi popolari, c’è rischio che questa ultra-maggioranza abbia una rappresentanza diversa da quella del Paese. Per di più, le istituzioni della V Repubblica che Macron ha restaurato, sono istituzioni estremamente verticistiche, per cui il presidente praticamente decide quasi tutti lui. Quindi possiamo aspettarci quasi qualsiasi cosa. Cosa che, naturalmente, provoca poi come reazione da parte della società il fatto di esprimersi nella piazza …

D. – Guardiamo alle riforme, almeno a quelle annunciate: questa riforma del codice del lavoro “par ordonnance”, praticamente corrispondenti ai nostri decreti legge. Si dice già che l’opposizione sociale si stia organizzando e che la lotta sarà dura. Cosa aspettarci? Il tema è molto caldo, in Francia…

R. – Il decreto sostanzialmente tappa la bocca alla società, quindi questa cosa certamente non è fatta – come dire – per cercare il consenso dei sindacati e degli altri; possiamo anche pensare che in qualche modo ricerchi lo scontro per dimostrare che, diversamente da Hollande e da Sarkozy, lui è in grado di affrontare la piazza, e in questo modo affermare totalmente la sua legittimazione presidenziale. Non lo escluderei …

D. – Invece, gli altri due punti: moralizzare la vita politica e rinforzare il proprio arsenale, cioè la propria protezione contro il terrorismo. E’ comunque una linea dura, in tutto e per tutto?

R. – Dunque: sulla moralizzazione della vita pubblica, è una legge che non inciderà particolarmente sulla corruzione politica; invece è un segnale di novità e anche, in realtà, un segnale per tenere sotto controllo i deputati. Quanto alla legge di ordine pubblico, questa è abbastanza sorprendente perché in realtà, durante la campagna elettorale, Macron aveva giocato la parte più liberale mentre questi progetti vanno in un’altra direzione. C’è il progetto addirittura di inserire sostanzialmente i codici dell’“état d’urgence”, di farli diventare stabili: una cosa che era una campagna della destra all’opposizione. Quindi, diciamo che per il momento questo né destra né sinistra, sul piano economico e anche sul piano dell’ordine pubblico, appare più vicino al centrodestra o alla destra, diciamo così, che non alla sinistra.

D. – Nell’immediato, quali mosse invece si aspetta, nei confronti dei partner europei?

R. – La linea è quella, chiaramente, di avere la stessa voce in capitolo di Angela Merkel, e da qui anche si spiega la velocità con cui vuole affrontare la questione del mercato del lavoro. Angela Merkel, subito dopo che è stato eletto, gli ha detto: “Torna quando hai fatto le riforme”. : è per quello che vuole farle; vuol dire che è in grado di farle. E poi c’è la questione di queste leggi sostanzialmente di protezionismo europeo: lui è stato presentato come un alfiere del libero mercato, ma in realtà non è così. Lui è nella linea classica del liberalismo francese, che è un liberalismo sempre abbastanza statalista e protezionista, solo che invece di fare il protezionismo nazionale, come fa Trump, lui fa il protezionismo europeo. Questa è una linea che finirà però, secondo me, per contrasti con la Germania che non ha molto interesse a realizzare, soprattutto nei rapporti con la Cina, questo protezionismo europeo.