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Papa Francesco \ Incontri e Eventi

Il Papa all'apertura del convegno diocesano prima l'abbraccio ai rifugiati

Oggi a Roma, prima dell'apertura del convegno diocesano, l'incontro con i rifugiati in vista della Giornata mondiale che si celebra domani - RV

Oggi a Roma, prima dell'apertura del convegno diocesano, l'incontro con i rifugiati in vista della Giornata mondiale che si celebra domani - RV

Papa Francesco è atteso nel tardo pomeriggio di oggi nella Basilica di San Giovanni in Laterano per aprire il Convegno ecclesiale della diocesi di Roma sul tema: “Non lasciamoli soli! Accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti”. Poco prima il Pontefice, nei locali adiacenti la Basilica, incontrerà trenta rifugiati accolti dalle parrocchie della capitale, alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato promossa dall’Onu. Di ieri all’Angelus l’appello perché le storie di dolore e di speranza di chi fugge da conflitti, violenze e persecuzioni siano “opportunità di incontro fraterno e di vera conoscenza reciproca”. E’ in questo modo – afferma il Papa - che si sconfigge la paura. Benedetta Capelli ha raccolto in proposito la riflessione di don Giovanni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes:

R. – Non credo molto alle discussioni, perché spesso si parte da preconcetti e da pregiudizi, ma credo invece proprio nell’incontro. Mi è capitato più volte, qui a Bari, di accompagnare, ad esempio, studenti ad incontrare richiedenti asilo e rifugiati al Cara. Ho visto i giovani uscire diversi da com’erano entrati, soprattutto quando hanno avuto la possibilità di ascoltare direttamente le loro storie, ad esempio quella di una ragazza eritrea, Ester, di 20 anni, arrivata con il fratellino di tredici; una ragazza che si prestava gratuitamente ad accompagnare in ospedale i suoi connazionali con difficoltà. Non sono le discussioni che ci fanno cambiare idea, ma l’incontro personale: è questo che dissipa tante paure che invece molto spesso i mass media, in modo anche strumentale, alimentano in noi.

D. – Alla fine del 2016, le persone in tutto il mondo costrette ad abbandonare le proprie case sono oltre 65 milioni, più di 10 milioni i migranti forzati, secondo una media: ogni 3 secondi una persona è costretta ad abbandonare la propria casa. A renderlo noto è un rapporto Onu sulle tendenze degli spostamenti forzati, rapporto che viene presentato alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato.  Cosa ci dicono questi numeri?

R. – Per me queste cifre sono un po’ come il termometro di un dramma che si sta consumando, e sono dei numeri che aumentano di anno in anno. Penso che tutti crediamo che il primo diritto dovrebbe essere quello di non abbandonare la propria terra ma attenzione a non chiudere gli occhi davanti a queste persone. E si smetta soprattutto di vendere armi, visto che continuano ad aumentare le guerre, e molto spesso si fugge proprio perché diventa impossibile continuare a vivere a causa di guerre, persecuzioni, ecc.

D. – In Italia si discute molto di “ius soli”. Il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, ha chiesto di smetterla con “gazzarre ignobili” ed ha richiamato all’impegno di fronte ad una politica che spesso rincorre solo il successo e l’interesse di pochi…

R. – Sì. Come lei sa, da qualche settimana soltanto sono stato scelto come direttore della “Fondazione Migrantes”, ma fino al 13 settembre continuo ad essere parroco nella mia città a Bari. E proprio stamattina ho iniziato la giornata accompagnando una donna con un figlio disabile che ormai non riesce più a camminare, poi non essendoci ascensore questo ragazzo è praticamente immobilizzato. Questo – vorrei  dire – appartiene alla vita quotidiana di tante parrocchie e di tanti parroci in Italia. E’ un esempio. Voler contrapporre i poveri italiani e i poveri stranieri è soltanto strumentale. Certamente è contro l’insegnamento di Gesù: se qualcuno ha bisogno di te non puoi chiedere prima la carta d’identità! E poi le migrazioni sono fenomeni complessi, e io penso che sia anche legittimo avere delle opinioni differenti su tante questioni. Ma quello che veramente non riesco a capire è come voler negare a dei bambini, nati da genitori stranieri in Italia, cresciuti in Italia, una vita serena, la possibilità di essere cittadini come gli altri. Perché volere per questi bambini una vita penosa nella quale ogni anno bisogna rinnovare il permesso, dove bisogna sentirsi diversi anche davanti a una gita scolastica. Veramente questa cosa io non riesco a comprenderla, e mi fa un po’ male perché mi sembra una cattiveria gratuita. Ma non capisco proprio questo accanimento contro dei bambini.

D. – Come “Fondazione Migrantes” cosa significa per voi la Giornata Mondiale del Rifugiato?

R. – Significa rimettere al centro proprio quelli che spesso sono i dimenticati, i più deboli nella nostra umanità. Quindi è una giornata importante, perché ci richiama a quello che ogni giorno dell’anno dovrebbe starci a cuore.