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Card. Betori: la fede di Don Milani come donazione totale di se stesso

Il cardinale Giuseppe Betori con papa Francesco - AFP

Il cardinale Giuseppe Betori con papa Francesco - AFP

Per un primo bilancio della visita a Barbiana, ascoltiamo il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze al microfono del nostro inviato, Luca Collodi:

R. – Una bellissima giornata per la Chiesa di Firenze e per tutti coloro che amano Don Milani. E anche un modo per ricollocare Don Milani in una sua giusta luce: quel radicamento di fede a cui il Papa ha rimandato tutto il senso dell’esperienza di Don Milani. Credo che la sua figura debba riemergere con forza, oltre le letture spesso interessate che ne sono state date, soprattutto negli anni della contestazione – diciamo così – alla fine degli anni Sessanta, negli anni Settanta, quando è stato strapazzato di qua e di là: contro la scuola, contro tutto. E lui, invece, era un uomo “per”, non era un uomo “contro” e anche nella scuola non era certo un assertore di certe ideologie che andavano di moda in quel tempo. Quindi un uomo che deve essere ricondotto alla sua identità, che è l’identità della fede come donazione totale di sé a Dio e, donandosi a Dio, ai fratelli, soprattutto agli ultimi. Questo è il nocciolo di tutto.

D. – Don Milani è stato un prete che ha capito i cambiamenti del tempo, che potevano danneggiare la sua gente …

R. – Sì ma direi soprattutto che lui è stato un difensore della gente umile in un momento di passaggio della società italiana, che era appunto la fine della società agricola e l’inizio della società industriale, in cui molti valori saltavanoe nessuno se ne stava accorgendo. Anche perché i poveri, che ne dovevano essere i difensori, non avevano le "armi" – cioè la parola – per poterli difendere. Lui ha capito questo e si è schierato dalla parte degli ultimi per appunto, dar loro le "armi" per difendere la verità dell’uomo, la dignità dell’uomo e attraverso questo anche quindi la possibilità di creare situazioni di maggiore giustizia in questa società.

D. – In autunno ci sarà un grande convegno della Chiesa fiorentina proprio sulla pastorale, e qui rientra anche la pastorale di Don Milani …

R.- Sì, faremo un convegno proprio sull’esperienza pastorale di Don Milani, e questo sarà un convegno per ripensare la nostra pastorale alla luce di quello che l’esperienza pastorale ci dice non tanto nelle cose da fare – quelle sono legate a quei luoghi e a quei tempi - quanto alla capacità che occorre avere per leggere i nostri tempi, come Don Milani fece per i suoi tempi, e di trovare la chiavi per affrontare i problemi di oggi.