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Londra: Brexit si avvia tra paura del terrorismo e incertezza politica

Il primo ministro inglese, Theresa May - EPA

Il primo ministro inglese, Theresa May - EPA

"Non ci fermeremo davanti a nulla contro l'estremismo". Lo ha detto la premier britannica Theresa May dopo l’assalto di fronte alla moschea di Finsbury Park in cui è morta una persona e 10 sono rimaste ferite. Rese note le generalità dell’uomo che con un furgone ha investito un gruppo di fedeli, si tratta di Darren Osborne, 47 anni padre diquattro figli, arrivato dal Galles e animato da odio per l'Islam. Brexit, l’incendio alla Grenfell Tower e l’attacco alla moschea, secondo osservatori, hanno indebolito la posizione della premier Teresa May. Al microfono di Paola Simonetti, Antonio Varsori, docente di Storia delle relazioni internazionali all'Università di Padova:

R. – Penso che effettivamente gli ultimi episodi l’abbiano fortemente indebolita, al di là anche del risultato elettorale che forse è l’elemento più forte. Ma la questione della sicurezza, il fatto che si siano succeduti in affondo nel giro di poche settimane due attentati e anche l’incendio, e soprattutto il fatto che lei non sia riuscita o non abbia dimostrato la capacità di comprendere il peso che questi eventi avevano sull’opinione pubblica: certamente tutto questo l’ha indebolita e, a mio giudizio, all’interno del Partito conservatore è chiaro che ci sono alcuni suoi concorrenti, che si stanno facendo avanti e 'giocheranno' contro di lei. Anche se non è facile pensare di assumere un onere, una responsabilità in un momento così complicato, soprattutto al di là – in questo caso – del terrorismo, è una questione di più lungo periodo, che sono i negoziati sulla Brexit.

D. – Ecco, in questa clima che lei ha delineato, la May ha delle carte da giocare? Se sì, quali per uscirne rivalutata?

R. – Le carte che lei può giocare sono soprattutto quelle sul negoziato sull’Europa. La questione è quella che dicevo in precedenza: è da vedersi se i suoi oppositori interni sono pronti ad assumersi il rischio di prendere il suo posto con l’avvio di un negoziato che è particolarmente complicato; oppure, il discorso potrebbe essere un altro: lasciamo che le cose vadano avanti e vediamo se si indebolisce ulteriormente e se si va addirittura ad ulteriori elezioni in tempi rapidi. Allora, a questo punto è chiaro che se si dovesse andare ad elezioni in tempi rapidi, la possibilità è quella di dire: la May si fa da parte e c’è un altro candidato che cerca di vincere le elezioni. E’ tutto molto complesso, devo dire la verità, perché tutti questi elementi si legano tra di loro.

D. – La strada per la Brexit – lo sappiamo – non sarà velocissima; secondo lei, però, quali sono le difficoltà maggiori che dovrà affrontare il primo ministro inglese?

R. – Secondo me ci sono un paio di capitoli che sono particolarmente importanti. Uno è la questione della posizione dei cittadini dell’Unione Europea residenti in Gran Bretagna, anche se su questa io ritengo che forse un accordo sia possibile trovarlo. L’altro è il capitolo economico, nel senso che l’Unione Europea chiede alla Gran Bretagna di rispettare certi impegni economici, che sono particolarmente onerosi. Non è facile, poi, andare a spiegare al proprio elettorato che: “si esce dall’Unione Europea e contemporaneamente dobbiamo anche pagare un alto pegno di tipo economico”!

D. – Insomma, anche questo negoziato in qualche modo rischia di aggravare la posizione della May, intendo di fronte alla cittadinanza …

R. – Ah, su questo non ci sono dubbi. E’ chiaro che è così. Devo dire che in fondo, la May ha giocato tutte le sue carte sulle elezioni, partendo dal presupposto di vincerle, di uscirne rafforzata e quindi di potersi presentare all’Unione Europea, ma anche al proprio elettorato, in una posizione di forza per il negoziato. Le cose sono andate diversamente, in più ci sono stati tutti questi episodi che anche lei ricordava … Certo che è una posizione la sua molto, molto difficile.