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Francesco a Barbiana: la fedeltà di Don Milani al Vangelo

Papa Francesco a Barbiana

Papa Francesco a Barbiana

Pellegrino “sulle orme di due parroci che hanno lasciato una traccia luminosa, per quanto scomoda, nel loro servizio al Signore e al popolo di Dio”. E’ la definizione che Papa Francesco ha dato di se stesso, oggi, nel giorno della sua visita alla tomba di Don Primo Mazzolari, a Bozzolo, e poi a Barbiana su quella di Don Lorenzo Milani, colui che difese e promosse la dignità dei poveri dando loro la parola. Da Barbiana, il nostro inviato Luca Collodi:

“Ridare la parola ai poveri perché senza parola non c’è dignità. Ed è la parola che potrà aprire la strada alla piena cittadinanza nella società mediante il lavoro e la piena appartenenza alla Chiesa con una fede consapevole”. Così Papa Francesco ha reso omaggio stamani alla memoria di Don Lorenzo Milani nel 50.mo della scomparsa. Un sacerdote che ha testimoniato come nel dono di sé a Cristo si incontrano i fratelli nelle loro necessità e li si serve perché sia difesa e promossa la loro dignità di persone. “Il gesto che oggi ho compiuto - ha detto ancora Papa Francesco - risponde a quella richiesta più volte fatta da Don Lorenzo al suo vescovo e cioè che fosse riconosciuto o compreso nella sua fedeltà al Vangelo". Gli arcivescovi di Firenze lo hanno fatto più volte, oggi lo fa il vescovo di Roma. La scuola per Don Milani non era un discorso diverso dalla missione di prete ma il modo concreto di svolgere quella missione: dare la parola ai poveri vale anche oggi ai nostri tempi in cui solo possedere la parola può permettere di discernere tra i tanti e spesso confusi messaggi che ci piovono addosso.

“Questo vale a suo modo anche per i nostri tempi, in cui solo possedere la parola può permettere di discernere tra i tanti e spesso confusi messaggi che ci piovono addosso, e di dare espressione alle istanze profonde del proprio cuore, come pure alle attese di giustizia di tanti fratelli e sorelle che aspettano giustizia. Di quella umanizzazione che rivendichiamo per ogni persona su questa terra, accanto al pane, alla casa, al lavoro, alla famiglia, fa parte anche il possesso della parola come strumento di libertà e di fraternità”. 

Da Barbiana, ha ringraziato anche tutti gli educatori che crescono le nuove generazioni: è una missione difficile ma piena di amore perché non si può insegnare senza amare. Il Papa si è poi rivolto ai sacerdoti presenti, alcuni dei quali, i più anziani, hanno condiviso gli anni di seminario con Don Milani. Tutto in Don Lorenzo nasce dall’essere prete che ha radice nella sua fede. Aveva sete di assoluto -  ha sottolineato Papa Francesco - e "Don Lorenzo ci insegna anche a voler bene alla Chiesa", "con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni ma mai fratture, abbandoni”.

“Con la mia presenza a Barbiana, con la preghiera sulla tomba di don Lorenzo Milani penso di dare risposta a quanto auspicava sua madre: 'Mi preme - diceva -  soprattutto che si conosca il prete, che si sappia la verità, che si renda onore alla Chiesa anche per quello che lui è stato nella Chiesa e che la Chiesa renda onore a lui… quella Chiesa che lo ha fatto tanto soffrire ma che gli ha dato il sacerdozio, e la forza di quella fede che resta, per me, il mistero più profondo di mio figlio'”.

Congedandosi e prima di fare rientro in Vaticano, Papa Francesco ha ringraziato e benedetto i presenti, chiedendo preghiere affinché lui stesso possa prendere esempio dal "bravo prete", Don Lorenzo Milani.