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Chiesa \ Ecumenismo

Ucraina: Shevchuk, preghiamo per pace e unità dei cristiani

Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk - RV

Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk - RV

Un pellegrinaggio di tutti gli ucraini, dalla loro terra ancora sconvolta dalla violenza e dai Paesi della diaspora, nel segno dell’unità dei cristiani. Questa l’iniziativa che culminerà domani alla tomba di San Giosafat in Vaticano, con la Divina Liturgia celebrata nella Basilica di San Pietro da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina. Attese circa 6 mila persone, nel 150° anniversario della Canonizzazione del martire ucraino, che tra il 1500 e il 1600 dedicò tutta la sua vita all’unità della Chiesa. Giada Aquilino ha intervistato Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk:

R. – Una missione particolare delle Chiese cattoliche orientali è quella di essere promotori della unità fra i cristiani. La santità di questo vescovo martire, che va riscoperta, porta in sé un forte messaggio: tutti i cristiani devono pregare, lavorare e - se c’è bisogno - anche morire per restaurare la unità visibile e piena della Chiesa di Cristo.

D. – Quanto è importante oggi questo messaggio in un momento in cui Papa Francesco parla di “ecumenismo del sangue”?

R. - L’ecumenismo dei martiri ci fa capire che le divisioni che esistono fra le Chiese non salgono fino al cielo, perché chi è martire è testimone della vita eterna. San Giosafat è un martire per l’unità della Chiesa.

D. – Avete parlato col Papa del pellegrinaggio alla tomba di San Giosafat in Vaticano?

R. – Certamente. Per questo pellegrinaggio, celebreremo la Liturgia nel rito bizantino all’Altare della Confessione: il Papa ci ha concesso cioè un privilegio particolare, perché su tale altare, che è collocato sopra la tomba di San Pietro, solo il Papa può celebrare. Si vuole sottolineare così l’importanza della testimonianza di San Giosafat, fare un appello a pregare per la unità dei cristiani, chiamando a raccolta i fedeli ucraini da tutto il mondo.

D. - Quale sarà la preghiera dei pellegrini ucraini riguardo alla situazione in Ucraina?

R. - Innanzitutto pregheremo per la pace in Ucraina. E pregheremo per l’unità delle Chiese in Ucraina, perché forse questo dolore della divisione fra cattolici e ortodossi non è così visibile e tangibile ma in Ucraina attraversa il cuore della nazione. Oggi come mai, davvero si sente il bisogno dell’unità fra i cristiani per avere una pace autentica.

D. - La situazione nell’est dell’Ucraina: nelle ultime ore c’è stato un accordo tra le forze di Kiev e i separatisti che hanno concordato una cosiddetta “tregua del pane”. Di cosa si tratta e viene rispettata?

R. - In Ucraina questa è la stagione in cui si raccolgono i frutti della terra, cioè è tempo di vendemmia, da noi. L’Ucraina è un Paese che una volta veniva chiamato il “granaio d’Europa”: si dice che un giorno di vendemmia può dare da mangiare per tutto l’anno. Secondo quanto abbiamo capito, si tratta di osservare una tregua affinché la gente e la popolazione non soffra la fame, perché se continueranno i combattimenti e non si potranno raccogliere i frutti della terra ci sarà davvero il rischio di un grave problema di alimentazione per la gente.

D. - Qual è la situazione della popolazione?

R. - Devo dire che in passato accordi come questo sono stati già molte volte sottoscritti ma mai rispettati. La popolazione soffre perché, soprattutto nella zona definita “grigia”, la zona dei combattimenti continui, è praticamente imprigionata: nessuno può uscire per comprare il cibo, sono pochi gli alimenti che possono essere portati sul posto perché gli aiuti degli organismi internazionali non possono arrivare in questa zona. Ciò che ci preoccupa di più è la condizione della gente che vive proprio in quest’area. Per noi è una costante preoccupazione quella di far arrivare lì il pane. I nostri volontari, della Caritas Ucraina, ogni giorno rischiano la loro vita cercando di portare il pane sotto i bombardamenti alla gente che vive in questa zona. Perciò, vorrei chiedere a tutti di pregare per la pace, per l’unità, per la concordia, anzitutto fra i discepoli di Cristo.