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S. Sede: restituire dignità a vittime tratta, non sono merce

Mons. Auza - RV

Mons. Auza - RV

Occorrono competenza e impegno per restituire dignità alle vittime della tratta, “una delle realtà più spaventose del mondo contemporaneo”: Così l'Osservatore permanente presso la Santa Sede all’Onu, l’arcivescovo Bernardito Auza intervenuto ieri a New York in vista della plenaria ad alto livello prevista a settembre sulla revisione del Piano di azione globale di lotta al traffico di persone. Forte l’invito a contrastare una mentalità che rende le persone oggetti di guadagno. Impegno prioritario - è stato l’auspicio - sia restituire alle vittime la dignità inscritta in ogni persona. Il servizio di Paolo Ondarza:

Per combattere efficacemente la piaga della tratta l’arcivescovo Auza suggerisce due spunti di riflessione: anzitutto estirpare alla radice la mentalità, propria dei trafficanti, che considera gli esseri umani una merce, “meri strumenti di  guadagno o piacere”.

Persona non è merce. Contrastare mentalità disumana
Occorre contrastare l’indifferenza e soprattutto la disumanizzazione, denunciata da Papa Francesco nella Laudato Sì, prodotto culturale di una “ecologia umana corrotta” che cosifica le persone calpestandone ogni diritto, schiavizzandole forzatamente. In secondo luogo l’Osservatore permanente della Santa Sede all’Onu suggerisce di curare i bisogni delle vittime della tratta, con speciale sensibilità nei confronti del trauma da loro subito, liberarli dalla condizione di schiavitù restituendoli alla loro innata dignità.

Coordinare competenze legali, educative, mediche, psicologiche
Non basta infatti preoccuparsi di fornire loro abitazioni sicure e una regolarizzazione dello status. E’ necessario coordinare ogni competenza: legale, educativa, medica, psicologica. Allo stesso modo è riduttivo secondo il presule limitarsi a descrivere i fattori che determinano un terreno fertile per lo sfruttamento delle persone: povertà, disoccupazione, crisi migratoria, ambientale, economica o politica.

Risvegliare le vittime dall’incubo e farle tornare a sognare
Quanti sono caduti vittime della rete della tratta, secondo mons. Auza, vanno accompagnati nel lento percorso di recupero di dignità e speranza, nel risveglio da un lungo incubo infondendo fiducia nella possibilità di tornare a sognare e costruire una vita migliore. L’Osservatore permanente della Santa Sede all'Onu cita l’impegno della Chiesa Cattolica: nello specifico il Gruppo Santa Marta e le reti religiose come, Talita Khum e RENATE, la cui opera è finalizzata a riabilitare e reintegrare le tante vittime della tratta.