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Summer Camp: i giovani per un mondo unito nelle periferie di Roma.

Foto dei ragazzi del Movimento dei Focolari, a Los Angeles. - RV

Foto dei ragazzi del Movimento dei Focolari, a Los Angeles. - RV

Anche quest’anno torna l’appuntamento con il Summer Camp, organizzato dai "Giovani per un mondo unito" del Movimento dei Focolari, dopo il successo dello scorso anno a Siracusa. È stata scelta Roma per questa edizione dal titolo “L’impegno parte dalle periferie”: 60 giovani, tra i 18 e i 30 anni, dal 25 luglio al 3 agosto, lavoreranno insieme per mettersi in gioco e formarsi sui temi della legalità e della cittadinanza attiva. Giulia Bedini ne ha parlato con Sabrina Alesiani, responsabile del progetto:

R. – I “Giovani per un mondo unito” sono giovani appartenenti al Movimento dei Focolari, che nasce con Chiara Lubich nel 1942. Sono in tutto il mondo e hanno come obiettivo quello di realizzare un mondo unito nella concretezza; nell’operare nella propria quotidianità con amore, cercando di mettere quel seme che può portare poi a questo obiettivo. Il Campus di quest’anno, che avremo a Roma, parte in realtà dalla quarta edizione a Siracusa e nella quale si desiderava operare nella società e far sì che i “Giovani per un mondo unito” si potessero spendere per il proprio locale. Nasce con la volontà di poter portare un seme di speranza e anche di aiuto concreto. Da un anno i “Giovani per un mondo unito” di Roma hanno un rapporto di collaborazione con il Campo dei Miracoli – il calcio sociale – che si trova nel quartiere Corviale di Roma, un quartiere molto difficile dove c’è criminalità e abbandono scolastico: si è pensato che, dovendoci spendere per le periferie, non potesse esserci luogo migliore. Nello specifico, ci saranno formazioni dedicate a chiunque volesse partecipare - i partecipanti avranno un’età dai 18 ai 30 anni - e i temi di formazione riguarderanno l’azzardo, l’economia riconvertita, l’economia disarmata, noi e la legalità e la periferia. La mattina invece ci saranno le azioni sociali: i giovani si divideranno e ci sarà chi penserà alla riqualificazione del posto, perché è una struttura autonoma che cerca proprio di agire per il sostegno e l’inclusione sociale dei ragazzi del quartiere che hanno molto bisogno di sostegno e di collaborazione da parte della società civile e noi siamo felici di poter dare il nostro contributo; poi ci saranno delle attività con “Città dei ragazzi”, che è una casa per minori non accompagnati e, infine, ci sarà un gruppo che andrà a visitare le famiglie di detenuti.

D. – Quali sono gli obiettivi e le speranza legate ad un'iniziativa simile?

R. – Principalmente quello di vivere la periferia romana come nostra. Ma sarà un laboratorio, perché arriveranno giovani da tutta Italia che vogliono spendersi per una periferia, in questo caso romana, per poi poter riportare l’esperienza fatta nelle proprie città. È un laboratorio in cui imparare insieme come ci si può impegnare per la propria città. Vogliamo veramente gridare a queste periferie, ma anche al mondo, che noi vogliamo far nostro il disagio, la difficoltà, per migliorarle e farle diventare un posto migliore. Altro obiettivo è quello di creare delle relazioni nel territorio: non vuole essere un punto di arrivo, ma vuole essere uno step a cui devono seguire poi tanti altri passi e momenti costruiti insieme. Vogliamo veramente inserirci nella società e fare la nostra piccola parte per cambiare le cose: non essere, quindi, semplicemente un evento che non ha poi delle conseguenza effettive.