Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Mondo \ Asia e Oceania

Cina: accordo con Pakistan e Afghanistan per gestire le crisi

Il ministro degli esteri cinese Wang Xi e quello pakistano Sartaj Aziz - AP

Il ministro degli esteri cinese Wang Xi e quello pakistano Sartaj Aziz - AP

Pakistan e Afghanistan hanno firmato un accordo per affrontare insieme le crisi che spesso coinvolgono i due Paesi. L’intesa è stata siglata ad Islamabad alla presenza del ministro degli Esteri cinese e prevede scambi di informazioni e collaborazione tra le intelligence. E’ il primo accordo di questa portata in cui la Cina fa da garante, come spiega Francesca Manenti, analista del Cesi, al microfono di Michele Raviart:

R. – L’accordo, in realtà, è un accordo che arriva come conclusione di diversi annidi trattativa tra Pakistan, Afghanistan e Cina. E’ un po’ il sugello del ruolo che Pechino sta cercando di ritagliarsi all’interno della regione: è un accordo fondamentale, perché va quanto meno a manifestare il comune interesse delle tre parti di andare a trovare un punto di convergenza o a posare delle pietre fondamentali per una gestione della crisi in corso. Tant’è che non ha solo caratteristiche o portata nazionale, ma è sempre di più una crisi regionale che interessa non solo il vicino pakistano, ma anche la Cina.

D. – Quali sono gli interessi della Cina nella regione?

R. – Da diversi anni ormai è confermata la presenza di combattenti di etnia uigura, quindi che risiedono nello Xinjiang, nella provincia occidentale cinese, che si sono uniti in passato alle fila di al Qaeda, in Afghanistan, e hanno continuato a utilizzare il conflitto afghano per cercare di andare a costituire un vero e proprio gruppo armato che verosimilmente dovrebbe andare a portare instabilità all’interno della Cina. Dall’altra c’è inevitabilmente la considerazione che l’area dell’Asia meridionale rappresenta comunque un passaggio fondamentale della grande nuova strategia della Cina, le cosiddette “nuove vie della seta”, che avrebbero in Pakistan un tratto fondamentale.

D. – Le accuse tra Afghanistan e Pakistan sono storiche e sono reciproche, soprattutto per quanto riguarda la zona di confine. Erano già stati fatti degli accordi in precedenza: perché questo accordo è diverso?

R. – L’accordo è diverso nel momento in cui comprende un nuovo attore: il punto di svolta in questo senso è il coinvolgimento diretto della Cina che palesemente fa un passo avanti. Per molti anni il processo di gestione della crisi in Afghanistan aveva riguardato soprattutto Afghanistan, Pakistan e Stati Uniti, Stati Uniti che continuano inevitabilmente a essere un interlocutore necessario soprattutto per la presenza delle forze statunitensi nel contesto afghano.

D. – A margine di questo accordo di cooperazione in chiave anti-terrorismo e stabilizzazione, c’è sia un accordo trilaterale di cooperazione economica con la Cina, sia un messaggio rivolto anche agli Stati Uniti per rilanciare il tavolo di riconciliazione anche invitando le formazioni talebane. Quali possono essere le reazioni degli Stati Uniti a questo passo in avanti della Cina?

R. – Gli Stati Uniti, in questo momento, hanno un ruolo fortemente di sicurezza, il ruolo della Cina in questo momento è considerato dagli Stati Uniti come uno scomodo punto necessario, nel senso che ormai è innegabile che la Cina si stia ritagliando un ruolo sempre più importante all’interno della regione e sia il Pakistan sia l’Afghanistan guardano alla Cina come a una validissima alternativa alla sponda diplomatica che possano avere con gli Stati Uniti. Questo, se non vale al 100 per 100 per l’Afghanistan, che è legato a doppio filo con gli Stati Uniti, le relazioni tra gli Stati Uniti e il Pakistan in questi ultimi anni si sono debolmente raffreddate. Soprattutto, il discorso di andare a coinvolgere i talebani sta diventando sempre più un punto fortemente sostenuto sia dal Pakistan sia dalla Cina.