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ACS in Siria: una goccia di latte per i bambini di Aleppo

Foto di bambini siriani sfollati a causa della guerra. - EPA

Foto di bambini siriani sfollati a causa della guerra. - EPA

“Una goccia di latte per far crescere sani e forti i bambini di Aleppo”: è questo il progetto sostenuto da Aiuto alla Chiesa che Soffre, dal 2015, per donare l’essenziale ai tanti bambini vittime delle tragiche devastazioni della guerra. Sono 1500 le famiglie che vengono assistite ogni mese e che desiderano donare un futuro migliore ai propri figli, nonostante il pesante flagello della povertà. Giulia Bedini ne ha parlato con Marta Petrosillo, portavoce di ACS-Italia:

R. – Fortunatamente, il numero di bambini che beneficiano del programma è in crescita e questo vuol dire che le famiglie stanno tornando ad Aleppo. E’ molto importante per loro avere questo contributo, sia perché il latte in polvere è molto difficile da reperire al mercato, sia soprattutto perché, anche quando queste famiglie riescono a trovarlo, il prezzo è talmente alto che sono veramente pochissimi a potersi permettere di poterlo acquistare con la regolarità di cui i bambini hanno bisogno. E’ un progetto che a noi sta veramente molto a cuore, proprio perché parliamo di bambini che hanno sofferto molto a causa della guerra che li ha privati della loro infanzia, ed è importantissimo e fondamentale, oggi, continuare a sostenerli e almeno a farli crescere sani e forti.

D. – Anche se i combattimenti sono terminati, comunque gli effetti della guerra sono evidenti. Qual è la situazione della città, in questo momento?

R. – C’è insicurezza e anche una gravissima condizione economica: tantissime delle famiglie cristiane vivono in condizioni di sfollati perché hanno perso la loro casa, che è stata bombardata, e ora si trovano a dover ricostruire letteralmente le loro vite. Ma quello che deve darci speranza, anche in una situazione tanto drammatica quanto quella attuale ad Aleppo, è che le famiglie hanno ricominciato a tornare: proprio quelle famiglie che si erano allontanate dalla città in questi anni. Sappiamo che il quadro dei cristiani rimasti è altrettanto drammatico: prima della guerra vi erano 150 mila cristiani ad Aleppo, oggi ne sono rimasti non più di 30-35 mila, quindi veramente tantissimi di loro hanno abbandonato questa città che un tempo era la roccaforte della cristianità in Siria. Ma sapere per le famiglie di essere sostenute, di avere qualcuno che si prende cura di loro, sia da un punto di vista pastorale e spirituale sia, ovviamente, da un punto di vista pratico, le porterà a tornare sempre di più. Ed è questo l’intento di “Aiuto alla Chiesa che soffre”, che in Siria e anche in altri Paesi oggi in grave crisi, cerca sempre di sostenere le comunità locali affinché possano vivere nel loro Paese come esse desiderano.

D. – Perché si è deciso di ripartire dai bambini per ridare vita a una città che sembra condannata alla distruzione – o almeno, fino ad adesso sembrava così?

R. – Noi, in questi anni, non ci siamo mai arresi: non è questo l’unico progetto che abbiamo sostenuto per le famiglie cristiane di Aleppo. Ovviamente i bambini, in comunità decimate come quella cristiana di Aleppo, sono fondamentali, perché i bambini rappresentano il futuro della cristianità e, ovviamente, per i genitori la cosa più importante è il benessere dei figli. Quindi, questo nostro progetto aiuta le famiglie e, al tempo stesso, incentiva nuove famiglie a tornare nella città. Non dobbiamo abbandonarli: dobbiamo continuare a sostenerli per cercare sempre più di salvare quella presenza cristiana in Medio Oriente, che rappresenta la culla del cristianesimo e che è fondamentale sia per noi cristiani ma anche per la convivenza con le altre confessioni religiose, perché la presenza cristiana in Medio Oriente è davvero vitale, non soltanto per il cristianesimo.