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Papa Francesco \ Omelie

Francesco per i Santi Pietro e Paolo: oggi cristiani perseguitati nel silenzio

Papa Francesco saluta i fedeli in piazza San Pietro, presenti alla Messa nella festa dei SS. Pietro e Paolo - ANSA

Papa Francesco saluta i fedeli in piazza San Pietro, presenti alla Messa nella festa dei SS. Pietro e Paolo - ANSA

“Confessione, persecuzione, preghiera” sono i tratti distintivi nella vita degli apostoli Pietro e Paolo: lo ha sottolineato stamane il Papa durante l’omelia della Messa celebrata in Piazza San Pietro, nella Solennità dei due patroni di Roma. “Entrambi - ha sottolineato Francesco all’Angelus - hanno suggellato con il proprio sangue la testimonianza resa a Cristo con la predicazione e il servizio alla nascente comunità cristiana”. Il Papa ha concelebrato con i cinque neo cardinali, creati nel Concistoro di ieri, e ha benedetto i Palli degli arcivescovi metropoliti nominati nell’ultimo anno. Il servizio di Roberta Gisotti:

Domanda Gesù agli apostoli: ‘Ma voi, chi dite che io sia?’ e la risposta di Pietro è: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente’. “Ecco la confessione”. Questa stessa “domanda vitale, ha detto Francesco, Gesù rivolge oggi “a tutti noi, in particolare a noi Pastori”:

“È la domanda decisiva, davanti alla quale non valgono risposte di circostanza, perché è in gioco la vita: e la domanda della vita chiede una risposta di vita”.

Perché "a poco serve conoscere gli articoli di fede se non si confessa Gesù Signore della propria vita”:

“Egli ci guarda negli occhi e chiede: 'Chi sono io per te?'. Come a dire: 'Sono ancora io il Signore della tua vita, la direzione del tuo cuore, la ragione della tua speranza, la tua fiducia incrollabile?'”.

Da qui l’invito a rinnovare la propria “scelta di vita” come discepoli e apostoli” di Gesù:

“Per essere 'suoi' non solo a parole, ma coi fatti e nella vita”.

“Chiediamoci - ha proseguito Francesco - se siamo cristiani da salotto, che chiacchierano su come vanno le cose nella Chiesa e nel mondo”. “Chi confessa Gesù” non è tenuto soltanto "a dare pareri, ma a dare la vita; sa che non può credere in modo tiepido”, “che nella vita non può ‘galleggiare’ o adagiarsi nel benessere”, la sua via “passa anche attraverso la croce e le persecuzioni”:

"Anche oggi in varie parti del mondo, a volte in un clima di silenzio – non di rado silenzio complice –, tanti cristiani sono emarginati, calunniati, discriminati, fatti oggetto di violenze anche mortali, spesso senza il doveroso impegno di chi potrebbe far rispettare i loro sacrosanti diritti".

“Senza la croce non c’è Cristo, ma senza la croce non c’è nemmeno il cristiano”, ha ricordato ancora il Papa. Ma “sopportare il male non è solo avere pazienza”:

“Sopportare è saper vincere con Gesù alla maniera di Gesù, non alla maniera del mondo”.

Insieme a ‘confessione’ e ‘persecuzioni’, la terza parola essenziale nella vita dell’apostolo è ‘preghiera’, “acqua indispensabile che nutre la speranza e fa crescere la fiducia”:

“La preghiera ci fa sentire amati e ci permette di amare. Ci fa andare avanti nei momenti bui, perché accende la luce di Dio. Nella Chiesa è la preghiera che ci sostiene tutti e ci fa superare le prove”.

Infine, l’esortazione:

“Quanto è urgente nella Chiesa avere maestri di preghiera, ma prima di tutto essere uomini e donne di preghiera, che vivono la preghiera!”.

Dopo la Messa, all’Angelus, il Papa ha voluto rassicurare, alla luce delle vicende personale ed ecclesiali di Pietro e Paolo, che il Signore “non ci abbandona mai”:

“Specialmente nel momento della prova, Dio ci tende la mano, viene in nostro aiuto e ci libera dalle minacce dei nemici”.

“Ma ricordiamoci - ha ammonito Francesco - che il nostro vero nemico è il peccato, e il Maligno che ci spinge ad esso. Quindi l’esortazione a riconciliarsi con Dio, specie con il sacramento della penitenza:

“Ricevendo la grazia del perdono, siamo liberati dai vincoli del male e alleggeriti dal peso dei nostri errori”.

Per continuare ad essere “gioiosi annunciatori e testimoni del Vangelo”:

“Dimostrando così che noi per primi abbiamo ricevuto misericordia”.

Nei saluti finali, un indirizzo particolare è andato alla delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, giunta a Roma in occasione del tradizionale scambio di visite per le rispettive feste patronali.