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Oggi sarà staccata la spina al piccolo Charlie. Appello di mons. Paglia

I genitori di Charlie Gard - REUTERS

I genitori di Charlie Gard - REUTERS

E' rimasto poco da vivere al piccolo Charlie: oggi sarà staccata la spina al neonato di dieci mesi ricoverato in un ospedale di Londra per una rara malattia che secondo i medici è incurabile. I suoi genitori hanno perso la battaglia legale arrivata fino alla Corte europea dei diritti umani e non potranno portare a proprie spese il bimbo negli Stati Uniti per sottoporlo a una cura sperimentale. La procedura prevede una sedazione profonda e il distacco del ventilatore che lo tiene in vita. L'effetto sarebbe una morte per soffocamento, pur in un paziente sedato. Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha lanciato un appello a rispettare la volontà dei genitori. Veglie di preghiera per Charlie sono state organizzate in tutta Europa. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La vicenda del piccolo bambino inglese Charlie Gard e dei suoi genitori colpisce tutti noi per il carico di dolore e di speranza che ci consegna”. Così mons. Vincenzo Paglia che assicura la sua vicinanza ai genitori e a quanti “lo hanno curato e hanno lottato con lui”. Per loro, e per quanti sono chiamati a decidere del loro futuro, si legge nella dichiarazione del presidente dell’Accademia per la Vita, “innalziamo al Signore della vita una preghiera perché nulla vada perduto”. 

La Conferenza Episcopale Cattolica di Inghilterra e Galles, si legge nel documento, ha “emesso un comunicato che anzitutto riconosce la complessità della situazione, il dolore straziante dei genitori, la ricerca del bene per Charlie messo in campo da tutti i soggetti coinvolti”. Il testo, prosegue mons. Paglia, “ribadisce inoltre che non si può mai porre in essere alcun gesto che metta fine intenzionalmente a un’esistenza umana compresa la sospensione della nutrizione e dell’idratazione”. Al tempo stesso, prosegue il presule, vanno purtroppo “riconosciuti anche i limiti di ciò che si può fare, certo dentro un servizio all’ammalato che deve continuare fino alla morte naturale”. 

Riprendendo la Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II, mons. Paglia, sottolinea che “dobbiamo compiere ogni gesto che concorra alla sua salute e insieme riconoscere i limiti della medicina”, va perciò “evitato ogni accanimento terapeutico sproporzionato o troppo gravoso”. Inoltre, riprende il presidente della Pontificia Accademia, “va rispettata e ascoltata anzitutto la volontà dei genitori e, al contempo, è necessario aiutare anche loro a riconoscere la peculiarità gravosa della loro condizione, tale per cui non possono essere lasciati soli nel prendere decisioni così dolorose”.

“Quando l’alleanza terapeutica tra paziente (in questo caso i suoi genitori) e medici si interrompe – conclude mons. Paglia – tutto diventa più difficile e ci si trova obbligati a percorrere l’estrema ratio della via giuridica, con i rischi di strumentalizzazioni ideologiche e politiche sempre da evitare e di clamori mediatici talvolta tristemente superficiali”.