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Conferenza Fao. Beccegato: da Chiesa grande contributo a lotta fame

Al via la Conferenza Fao - AP

Al via la Conferenza Fao - AP

Si apre lunedì 3 luglio a Roma, la 40.ma sessione della Conferenza generale della FAO, il più importante momento nella vita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite contro la fame nel mondo. All’evento, che vede la presenza di 70 ministri di diverse nazioni, interverrà anche il cardinale segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin. Tra i temi più rilevanti oggetto dei lavori, la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico e l’impegno per sconfiggere la fame (Global Goal of Zero Hunger). Alessandro Gisotti ne ha parlato con Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas Italiana:

R. – Sarebbero quattro gli obiettivi principali della Conferenza. Il primo è proprio quello della cosiddetta “fame zero”, che comprende anche il tema dell’acqua che ormai vediamo essere sotto gli occhi di tutti una questione sempre più urgente, in particolare nella regione del Medio Oriente e Nord Africa che, come sappiamo, è una regione fortemente a rischio rispetto a questi fenomeni. Il secondo riguarda le soluzioni sostenibili per prevenire la fame nei Paesi in guerra o comunque in situazioni di conflitto armato. E il tema della fame in correlazione al tema della guerra è un binomio veramente esplosivo, a partire dalla Siria ma in tutte le zone “calde”. Il terzo tema è quello della sicurezza alimentare, in particolare in rapporto alle piccole isole in via di sviluppo. Quindi sappiamo benissimo che il cambiamento climatico – soprattutto l’innalzamento del livello degli oceani – mette sotto pressione queste regioni del mondo che non devono essere dimenticate. Il quarto e ultimo è il ruolo dello sviluppo rurale per ridurre anche la pressione migratoria.

D. – Papa Francesco ha detto più volte che la fame è uno scandalo, in un mondo che produce a sufficienza per nutrire tutti. E’ l’economia che non funziona, che non serve l’uomo?

R. – E’ veramente uno scandalo perché potrebbe essere facilmente risolto, come problema. Sappiamo che, appunto, i dati sostanzialmente dicono come poco meno di un miliardo di persone soffre la fame. Pensiamo anche a situazioni particolari: il Venezuela, la Corea del Nord, Paesi dove questi dati sono fortemente legati alla politica. Perché è uno scandalo? Perché se ci fosse una collaborazione attiva, propositiva della comunità internazionale rispetto a Paesi sovrani, molto probabilmente potrebbe essere completamente risolto, questo problema. Certamente con una volontà politica forte e non violenta, appunto attiva e propositiva e quindi non passiva e inerte, mettendo questo problema verso il fondo delle priorità della comunità internazionale.

D. – La presenza del cardinale Parolin sottolinea l’attenzione della Santa Sede verso questa conferenza. Qual è il contributo che la Chiesa, che Caritas può dare per rafforzare l’impegno contro la fame nel mondo?

R. – Prima di tutto, un contributo di carattere morale: ogni comportamento, personale e collettivo, può contribuire a risolvere questo che forse è il più grande scandalo sotto gli occhi di tutta l’umanità. Quindi un indirizzo che possa dare il giusto peso alle parole, ai concetti, alle cose da fare perché non c’è alcun tipo di azione politica o personale o di responsabilità che possa non considerare adeguatamente questo problema che affligge sempre più contesti: penso ad alcune regioni in particolare, ad alcune zone in particolare. Veramente scandaloso, che le persone non abbiano un’alimentazione insufficiente.