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Nuovo passo ecumenico sulla Dottrina della Giustificazione

Il Papa abbraccia il presidente della Federazione Luterana Mondiale, il vescovoMunib Younan (Lund, 31 ottobre 2016) - AFP

Il Papa abbraccia il presidente della Federazione Luterana Mondiale, il vescovoMunib Younan (Lund, 31 ottobre 2016) - AFP

Mercoledì prossimo, 5 luglio, a Wittenberg in Germania, città dove nacque la Riforma nel 1517, la Comunione Mondiale di Chiese Riformate aderirà ufficialmente al consenso ecumenico già raggiunto tra cattolici, luterani e metodisti sulla Dottrina della Giustificazione. Una delle questioni cruciali che avevano acceso il dissenso tra i riformatori e le autorità della Chiesa cattolica nel XVI secolo è stata risolta e questo permette di progredire verso una maggiore comunione spirituale ed ecclesiale tra protestanti e cattolici. All’evento sarà presente il segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, mons. Brian Farrell. “Questo evento - afferma una nota del dicastero - sarà un’altra importante pietra miliare sul cammino verso l’unità visibile dei cristiani: non ancora la meta, ma una fase significativa del viaggio comune”. Mons. Farrel - al microfono di Philippa Hitchen - ci spiega il significato di questo evento:

R. – Il momento della Riforma, nel Secolo XVI, un punto fondamentale di controversia fu la questione della Giustificazione, cioè come diventa effettiva nel peccatore la grazia di Cristo, la salvezza. Allora, nel dialogo ecumenico ci siamo resi conto, cattolici e luterani per primi, che abbiamo in fondo la stessa visione di questa dottrina. Questo ha permesso la firma della Dichiarazione congiunta sulla Giustificazione nel 1999; poi, nel 2006, la Chiesa metodista si è associata a questa dottrina; e adesso fa lo stesso tutta la Comunione delle Chiese riformate. Questo vuol dire praticamente che la Chiesa cattolica e tutte le Chiese storiche protestanti hanno la stessa visione teologica di come si fa reale la salvezza. E pertanto abbiamo una base comune per una grande collaborazione, non solo spirituale ma anche ecclesiale: cioè le Chiese adesso hanno una base per poter collaborare molto più intensamente.

D. – Queste Chiese della Comunione riformata vogliono dare un’enfasi particolare sulla giustizia: che cosa vuol dire esattamente?

R. – Vogliono sottolineare che quando siamo giustificati davanti a Dio per la grazia, abbiamo per questo già una responsabilità, un compito: quello di lavorare per la giustizia nel mondo, che è una conseguenza naturale della giustificazione. I riformati – le Chiese riformate – hanno questo senso di dover sottolineare, nel momento concreto in cui viviamo, l’importanza di questo impegno con la giustizia, di questo lavorare per trasformare il mondo secondo le regole del Vangelo.

D. – E quindi in termini pratici che cosa può significare questo?

R. – Può significare che a livello locale o regionale, cattolici luterani, metodisti e riformati - tutti insieme - possono lavorare insieme per la trasformazione della società, per portare aiuto all’umanità sofferente.

D. – E quindi riscoprire in qualche senso questo “tesoro nascosto”, come viene chiamato, dell’insegnamento sociale della Chiesa cattolica…

R. – Diventare tutti più coscienti del fatto che, come dice tante volte Papa Francesco, non basta credere in astratto, ma che la nostra fede ci porti a lavorare, a camminare, a cambiare il mondo.