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Venezuela: Maduro aumenta salario minimo, ma la protesta continua

Manifestazione anti-Maduro a Caracas - EPA

Manifestazione anti-Maduro a Caracas - EPA

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha annunciato un aumento del 50% del salario minimo: è il terzo rialzo in un anno. Gli economisti ritengono tuttavia che questa decisione accelererà  l'inflazione, facendo diminuire il potere d'acquisto e provocando nuova disoccupazione. Maduro ha assicurato che con la sua proposta di Assemblea Costituente per riformare la Costituzione anche lo stato dell'economia migliorerà. Ma l'annuncio non sembra destinato a fermare l'ondata di proteste degli oppositori che, dal primo aprile, scendono in strada ininterrottamente per chiedere che Maduro se ne vada. Nelle marce dei manifestanti, che si oppongono anche alla Costituente, sono già morte 90 persone. Ieri, lappello del Papa all’Angelus domenicale per la soluzione della crisi in Venezuela, ha messo ancor più il Paese latino-americano al centro dell’attenzione internazionale. Ma qual è la possibilità di avviare un dialogo, secondo l’auspicio del Papa e della Chiesa locale? Giancarlo La Vella lo ha chiesto a Maria Rosaria Stabili, docente di Storia e Istituzioni dell’America Latina all’Università Roma Tre:

R. – L’unica possibilità reale perché si avvii una qualche soluzione sono le dimissioni di Maduro, cosa che il presidente non pensa affatto di fare. Altre strade non le vedo possibili. Alcuni pensano che forse un settore delle forze armate potrebbe sollevarsi: è un po’ difficile capire che cosa effettivamente stia succedendo all’interno delle forze armate. Al momento, buona parte delle forze armate sono ancora con Maduro; solo una minoranza forse sarebbe disponibile a intervenire. Però, la situazione è confusa. E non vedo, purtroppo, alternative.

D. – Del resto, la storia di molti Paesi latinoamericani, anche del Venezuela, non è mai passata attraverso cambiamenti realizzati con il dialogo, ma più con rivolgimenti di piazza o armati …

R. – Purtroppo, sì. Tutti auspicavamo che quella stagione fosse conclusa, dagli anni Novanta in poi: sembrava affermarsi una modalità di consolidamento democratico; e vediamo che questa speranza di una realtà stabilizzata sta un po’ venendo meno. Il caso del Venezuela è un caso estremo. Molti di noi non immaginavano che potesse arrivare a un’emergenza umanitaria. D’altra parte, la versione ufficiale che il governo porta avanti è che è tutta una cospirazione, che i mezzi di comunicazione internazionali cospirano, che non c’è un’emergenza umanitaria e non sentono ragioni.

D. – Potrebbe avere buon gioco l’inserimento nella crisi dell’Organizzazione degli Stati Americani o addirittura dell’Onu?

R. – L’Organizzazione degli Stati Americani ha provato moltissimo a mediare e sono stati messi alla porta dal governo. Ci riproveranno, da quello che mi risulta, ci sono state anche pressioni da parte dell’Onu, ma senza risultato, perché purtroppo né l’Organizzazione degli Stati Americani né le Nazioni Unite hanno potere d’intervento. Più che sollecitare, fare pressioni, porsi come mediatori alla ricerca della pace, non possono fare. E’ una situazione che addolora tutti, moltissimo, e che produce un senso di impotenza.