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Benedettini: Navarro-Valls, portavoce capace di ascolto e decisione

Joaquin Navarro-Valls - REUTERS

Joaquin Navarro-Valls - REUTERS

La morte di Joaquin Navarro-Valls ha destato grande commozione tra quanti, in Sala Stampa vaticana, hanno collaborato con lui. Tra questi, in particolare padre Ciro Benedettini che, con Navarro, fu vice-direttore della Sala Stampa dal 1994 al 2006. Al microfono di Alessandro Gisotti, padre Benedettini racconta il suo rapporto con Navarro-Valls e le sue qualità uniche di “portavoce”:

R. – Ovviamente la sua morte mi dà un grande dolore, perché con questa persona sono stato legato per molto tempo: per quasi 11 anni di lavoro nella Sala Stampa e anche prima, perché lui mi ha conosciuto quando io venivo chiamato per coordinare i bollettini dei Sinodi dei Vescovi. Navarro-Valls è una persona che è entrata nella mia vita in un modo molto forte ed è rimasto molto forte, anche perché anche dopo la fine del lavoro in Sala Stampa ci vedevamo spesso, ci sentivamo spesso.

D. – Quello che emergeva nel contatto con i colleghi, anche con noi, dipendenti della Santa Sede, nelle comunicazioni, era una straordinaria affabilità, eleganza, competenza … All’interno com’era? Com’era Navarro-Valls nei rapporti di lavoro nella Sala Stampa?

R. – Navarro era un accentratore, diciamo così. Ma aveva una qualità unica: che era capace di far sentire importanti tutti i collaboratori, dal più alto in grado fino all’ultimo usciere. Per cui – come dire – ognuno si sentiva quasi attore, protagonista di una missione più importante di quella che magari poi aveva. L’altra qualità che aveva Navarro era che, nonostante che fosse accentratore e che poi decidesse alla fine lui, era capace di chiedere sempre i pareri degli altri. Tutti i giorni noi avevamo alle 10 una riunione di redazione, con la segretaria e con me, e onestamente chiedeva parere. Mi ricordo che spesso lasciava il suo ufficio al pian terreno, veniva su nel mio: “Su questa cosa, tu come la pensi?”. Aveva questa capacità di sentire, di chiedere pareri agli altri. Questo, a mio parere, è un grande dono, una grande qualità per un giornalista e soprattutto per un portavoce.

D. – Era davvero straordinaria la sintonia che aveva con Giovanni Paolo II: questo dava un grandissimo impulso, poi, alla sua attività di portavoce, di comunicatore …

R. – Diciamo che è stato il suo jolly, questa sintonia che aveva con il Papa. Questo collegamento diretto con “l’Appartamento”, come si diceva allora, creava qualche difficoltà nei rapporti con la Segreteria di Stato; però è vero: c’era questa sintonia unica con il Santo Padre. E lui la faceva anche valere: la faceva valere anche nei suoi rapporti con i giornalisti.

D. – Che cosa lascia ai giornalisti, ma in realtà, a tutti i comunicatori, cattolici e non – perché Navarro-Valls aveva anche, come Giovanni Paolo II, questa capacità di farsi capire da tutti?

R. – Io penso che possa essere questa cosa che diceva sempre usando un assioma sportivo. Diceva: “La miglior difesa è sempre l’attacco”. E quindi lui diceva che dovevamo essere noi a dare l’agenda ai giornalisti, non lasciare che fossero i giornalisti a proporre a noi l’agenda, quello di cui trattare. Mi sembra che come ruolo di portavoce sia questa una buona eredità: quello di procurare i temi su cui i giornalisti devono lavorare, che devono trattare piuttosto che essere noi a ricevere – ovviamente quello bisogna farlo – ad accogliere le domande dei giornalisti e rispondere con professionalità a queste domande.