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Papa a G20: priorità a poveri ed esclusi, fermare "inutili stragi"

Trump, Merkel e Macron al G20 - AFP

Trump, Merkel e Macron al G20 - AFP

Priorità ai poveri e agli esclusi, rigetto dei conflitti armati e fine della corsa agli armamenti. Questa l’esortazione del Papa ai leader mondiali, nel messaggio ai partecipanti al vertice del G20, cominciato oggi alla Fiera di Amburgo, in Germania. Il testo è indirizzato alla cancelliera tedesca Angela Merkel, che presiede l’incontro. Il servizio di Giada Aquilino:

Dare “priorità assoluta” ai poveri, ai profughi, ai sofferenti, agli sfollati e agli esclusi, “senza distinzione” di nazione, razza, religione o cultura, rigettando i conflitti armati. È la raccomandazione di Papa Francesco ai leader mondiali che partecipano al G20, ripercorrendo il documento programmatico del suo pontificato, l’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. Il Pontefice auspica una “efficace soluzione distesa necessariamente nel tempo”, che sarà possibile solo se l’obiettivo finale del processo “è chiaramente presente nella sua progettualità”: esorta quindi ad attivare una nuova era di sviluppo “innovativa, interconnessa, sostenibile, rispettosa dell’ambiente e inclusiva di tutti i popoli e di tutte le persone”.

In particolare, rivolgendosi direttamente ai capi di Stato e di governo del G20 e a tutta la comunità mondiale, leva un “accorato appello” per la “tragica situazione” del Sud Sudan, del bacino del Lago Ciad, del Corno d’Africa e dello Yemen: ci sono - ricorda - 30 milioni di persone che non hanno cibo e acqua per sopravvivere. L’impegno per venire “urgentemente” incontro a tali crisi, dando un “immediato sostegno” a quelle popolazioni - sottolinea Francesco - sarà un segno “della serietà e sincerità dell’impegno a medio termine per riformare l’economia mondiale” ed una garanzia del suo “efficace” sviluppo.

Il Papa assicura ai partecipanti al vertice il proprio “apprezzamento” per gli sforzi volti ad “assicurare la governabilità e la stabilità dell’economia mondiale”, con particolare attenzione ai mercati finanziari, al commercio, ai problemi fiscali e, più in generale, “ad una crescita economica mondiale che sia inclusiva e sostenibile”. Tali sforzi, aggiunge, sono però “inseparabili” dall’attenzione rivolta ai conflitti in atto e al problema mondiale delle migrazioni. Francesco riconosce che “non esistono soluzioni immediate e del tutto soddisfacenti” alle problematiche mondiali: la crisi migratoria, afferma, è sicuramente legata alla povertà ed esacerbata dalle guerre, ma è comunque possibile mettere in moto processi che siano capaci di offrire “soluzioni progressive e non traumatiche” e di condurre, in “tempi relativamente brevi”, ad una “libera circolazione” e alla “stabilità” delle persone “che siano vantaggiosi per tutti”. Guardando all’oggi, poi, osserva che si presenta “un vasto panorama di conflitti attuali o potenziali” ma la guerra, ricorda, “non è mai una soluzione”.

In vista del centenario, il prossimo 1° agosto, della Lettera di Benedetto XV ai capi dei popoli belligeranti, Francesco scrive di sentirsi “obbligato” a chiedere al mondo di “porre fine a tutte queste inutili stragi”. D’altra parte lo scopo del G20 e di incontri simili è quello “di risolvere in pace le differenze economiche e di trovare regole finanziarie e commerciali comuni che consentano lo sviluppo integrale di tutti”, per raggiungere l’Agenda Onu 2030 e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Tuttavia, nota il Papa, ciò non sarà possibile se tutte le parti non si impegnano a “ridurre sostanzialmente i livelli di conflittualità, a fermare l’attuale corsa agli armamenti e a rinunciare a coinvolgersi direttamente o indirettamente nei conflitti”, come pure se non si accetta di discutere “in modo sincero e trasparente” le divergenze. È infatti - sottolinea - una “tragica contraddizione e incoerenza” l’apparente unità in fori comuni a scopo economico o sociale e la “voluta o accettata” persistenza di guerre.

Le “nuove ideologie” dell’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria - denuncia il Pontefice - lasciano “una scia dolorosa di esclusione e di scarto” e anche “di morte”. Nei successi politici ed economici - che non sono mancati nel secolo scorso, ricorda Francesco - si riscontra sempre “un sano e prudente pragmatismo, guidato dal primato dell’essere umano e dalla ricerca di integrare e di coordinare realtà diverse e a volte contrastanti, a partire dal rispetto di ogni singolo cittadino”. Il Papa richiama quindi i presenti ad Amburgo a ricordare l’esempio di leader europei e mondiali “che hanno privilegiato sempre il dialogo e la ricerca di soluzioni comuni”, come ad esempio Schuman, De Gasperi, Adenauer, Monnet.

L’auspicio è quindi per soluzioni “durature” che abbiano una visione “più ampia” e considerino “le ripercussioni su tutti i Paesi e tutti i loro cittadini”, rispettando pareri e opinioni. Prendendo spunto dall’avvertenza che Benedetto XVI indirizzava al G20 di Londra nel 2009, Francesco constata che sebbene sia “ragionevole” che i vertici del G20 si limitino al ridotto numero di Paesi che rappresentano il 90% della produzione mondiale di beni e di servizi, è necessario “muovere i partecipanti ad una profonda riflessione”: coloro, Stati e persone, la cui voce “ha meno forza” sulla scena politica mondiale sono precisamente – evidenzia il Papa - quelli “che soffrono di più gli effetti perniciosi delle crisi economiche per le quali hanno ben poca o nessuna responsabilità”. Allo stesso tempo, questa grande maggioranza che in termini economici rappresenta “solo” il 10% del totale è quella parte dell’umanità che avrebbe “il maggiore potenziale per contribuire al progresso di tutti”.

Occorre pertanto, conclude Francesco, far “sempre” riferimento alle Nazioni Unite e alle istituzioni collegate, alle organizzazioni regionali, e “rispettare e onorare” i trattati internazionali, promuovendo il multilateralismo, affinché le soluzioni siano “veramente universali e durature” e a beneficio di tutti.