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G20, Perego: dal Papa invito ad accogliere in tutto il contesto europeo

Profughi iracheni - EPA

Profughi iracheni - EPA

L’accordo di Parigi sul clima è irreversibile. E’ questo il comunicato finale del G20 di Amburgo. Un successo per Angela Merkel che, dopo l’uscita dall'intesa degli Stati Uniti di Donald Trump, ha evitato che si aprisse una via di fuga anche per Russia e Cina. Il presidente francese Emmanuel Macron ha intanto annunciato un nuovo summit sul clima a Parigi il 12 dicembre prossimo, in occasione dei due anni dalla firma degli accordi Cop21 del 2015. Il premier italiano Paolo Gentiloni riguardo la questione dei migranti ha sottolineato l’importanza, nel documento finale del vertice in Germania, di riconoscere la necessità di uno sforzo globale sulla questione sia dei rifugiati sia dei migranti economici e la conferma del percorso lanciato dalle Nazioni Unite in base al quale ciascun Paese può trovare il modo per farsi carico della situazione. Ai partecipanti al summit di Amburgo era giunto anche il messaggio di Papa Francesco, in cui il Pontefice ha esortato a dare priorità ai poveri e agli esclusi, rigettando conflitti armati e lavorando per la fine della corsa agli armamenti. Federico Piana ne ha parlato con mons. Giancarlo Perego, direttore generale uscente della Fondazione Migrantes della Cei:

R. – Il messaggio del Papa è un messaggio innanzitutto pieno di realismo e di concretezza. Il mondo di oggi vede il 90 per cento delle persone escluse da questo pensare il mondo di domani. E questo mondo escluso è proprio quello dei più poveri, degli esclusi, dei migranti. Proprio per questa ragione non si può pensare il mondo di domani se non guardando prioritariamente – qui la priorità è assoluta – a questa realtà di poveri. Il Papa poi accenna in particolar modo ad alcuni Paesi che vivono una situazione di fame e di sete: dal Sud Sudan allo Yemen, dal Corno d’Africa al Ciad. Quindi ricorda prioritariamente queste 30 milioni di persone - la fame e la sete che vivono - ma con loro guarda alla maggior parte del mondo.

D. – Papa Francesco, parlando dei migranti, chiede in sostanza di aprire i cuori a delle nazioni, soprattutto quelle europee, che il cuore invece non lo vogliono aprire…

R. – È un dato di fatto che sempre di meno l’Europa sta accogliendo richiedenti asilo in questi ultimi tre anni e sempre di meno si sta aprendo a un ricollocamento, cioè ad una gestione europea dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati. E questo è un segnale forte che il Papa dà richiamando anche le figure dell’Europa della solidarietà: Adenauer, Monnet, De Gasperi, che hanno pensato invece l’Europa non solo economica ma anche della giustizia sociale e della solidarietà. E quindi è un invito forte ad un’accoglienza che non sia residuale e a un’apertura di accoglienza che sia diffusa in tutto il contesto europeo oltre che nelle realtà ecclesiali. Non dimentichiamo l’appello del Papa a tutte le parrocchie d’Europa. E collegato al tema dei migranti giustamente il Papa pone il tema delle guerre: otto milioni di profughi lo scorso anno, derivanti dalle 33 guerre in atto che Francesco qualifica come “inutili stragi”, come Papa Benedetto XV aveva fatto il 1° agosto 1917, ovvero 100 anni fa, definendo la Prima Guerra Mondiale l’”inutile strage”. È quindi un forte invito alla pace, che era già avvenuto nel suo discorso all’Onu e all’Europa, ritirando il premio Carlo Magno.

D. – C’è un altro passaggio molto interessante in questo messaggio ai leader del G20 che riguarda l’economia. Papa Francesco ha detto che c’è una sorta di ideologia assoluta che è la speculazione, l’autonomia assoluta dei mercati: esse lasciano una scia dolorosa di esclusione, scarto e anche morte…

R. – Anche questo è un tema che il Papa riprende e che aveva già citato nel discorso all’Onu, poi nelle Encicliche “Evangelii Gaudium” e “Laudato Si’”. Di fronte alla condanna che il magistero sociale della Chiesa aveva già dato del capitalismo selvaggio e del comunismo, incapaci di leggere questa realtà, il Papa ritorna a invitare a ripensare l’economia partendo soprattutto dalla giustizia e dalla giustizia sociale, riprendendo modelli che possono essere quelli della cooperazione allo sviluppo che già aveva lanciato 50 anni fa, nel 1967, la “Populorum Progressio” di Paolo VI. E questo è certamente uno dei leitmotiv che il Papa riprende in continuazione; perché, senza un modello economico alternativo, la verità dei fatti è che i Paesi più poveri diventano vittime delle speculazioni di grandi multinazionali, grandi poteri, dittature ecc. Prova ne è che anche la guerra che sta scoppiando ancora una volta nella Repubblica Democratica del Congo vede tra loro in conflitto le multinazionali.