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Papa Francesco \ Udienza Generale e Angelus

Papa all'Angelus: Gesù non risolve magicamente problemi, ci rende forti

Il Papa all'Angelus - ANSA

Il Papa all'Angelus - ANSA

Quando le cose vanno male, anche se è difficile reagire, bisogna uscire da se stessi e seguire il Signore, che ci rende forti, ci tira fuori dalle “sabbie mobili” per tendere la mano ed alzare lo sguardo verso chi ci ama davvero. Così il Papa all’Angelus in Piazza San Pietro, riflettendo sull’odierno Vangelo di Matteo in cui Gesù dice: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. Il servizio di Giada Aquilino:

Uscire da sé “non basta”, bisogna sapere “dove” andare. È un invito ad aprire la nostra vita a Gesù quello del Papa all’Angelus, senza fermarci alle mete che, evidenzia, spesso sono “illusorie”:

“Promettono ristoro e distraggono solo un poco, assicurano pace e danno divertimento, lasciando poi nella solitudine di prima, sono ‘fuochi d’artificio’. Per questo Gesù indica dove andare: ‘Venite a me’”.

Di fronte a un “peso della vita” o a una situazione che ci addolora, nota Francesco, proviamo a parlarne con qualcuno “che ci ascolti”, un amico, un esperto: è “un gran bene”, sottolinea, ma esorta non dimenticare il Signore:

“Non dimentichiamo di aprirci a Lui e di raccontargli la vita, di affidargli le persone e le situazioni. Forse ci sono delle “zone” della nostra vita che mai abbiamo aperto a Lui e che sono rimaste oscure, perché non hanno mai visto la luce del Signore. Ognuno di noi ha la propria storia. E se qualcuno ha questa zona oscura, cercate Gesù, andate da un missionario della misericordia, andate da un prete, andate… Ma andate a Gesù, e raccontate questo a Gesù. Oggi Egli dice a ciascuno: ‘Coraggio, non arrenderti ai pesi della vita, non chiuderti di fronte alle paure e ai peccati, ma vieni a me’”!

Il Papa riflette sul brano evangelico in cui Gesù esorta “tutti coloro che sono stanchi e oppressi dalla vita” a seguirlo, perché sa quanto la vita possa essere “pesante”, sa che molte cose “affaticano il cuore”, come delusioni, ferite, torti, ma anche incertezze e preoccupazioni. Da Gesù, aggiunge il Pontefice, viene “un invito a muoversi e reagire”:

Lo sbaglio, quando le cose vanno male, è restare dove si è, coricato lì. Sembra evidente, ma quanto è difficile reagire e aprirsi! Non è facile. Nei momenti bui viene naturale stare con sé stessi, rimuginare su quanto è ingiusta la vita, su quanto sono ingrati gli altri e com’è cattivo il mondo, e  così via. Tutti lo sappiamo. Alcune volte abbiamo subito questa brutta esperienza. Ma così, chiusi dentro di noi, vediamo tutto nero. Allora si arriva persino a familiarizzare con la tristezza, che diventa di casa: quella tristezza ci prostra, è una cosa brutta questa tristezza. Gesù invece vuole tirarci fuori da queste ‘sabbie mobili’ e perciò dice a ciascuno: ‘Vieni!’ – ‘Chi?’ - ‘Tu, tu, tu…’. La via di uscita è nella relazione, nel tendere la mano e nell’alzare lo sguardo verso chi ci ama davvero”.

Il Signore, prosegue Francesco, “ci aspetta” non per risolverci “magicamente” i problemi, ma per renderci forti in essi; non ci leva i pesi dalla vita, ma “l’angoscia dal cuore”; non ci toglie la croce, ma la porta “con noi”. E con Lui ogni peso diventa “leggero”, perché Lui è il “ristoro” che cerchiamo:

Quando nella vita entra Gesù, arriva la pace, quella che rimane anche nelle prove, nelle sofferenze. Andiamo a Gesù, diamogli il nostro tempo, incontriamolo ogni giorno nella preghiera, in un dialogo fiducioso, e personale; familiarizziamo con la sua Parola, riscopriamo senza paura il suo perdono, sfamiamoci del suo Pane di vita”.

Solo così, assicura il Papa, ci sentiremo amati e consolati:

“Impariamo ad andare da Gesù e, mentre nei mesi estivi cercheremo un po’ di riposo da ciò che affatica il corpo, non dimentichiamo di trovare il ristoro vero nel Signore”.

Dopo l’Angelus, Francesco ricorda il grande pellegrinaggio che la famiglia polacca di Radio Maria compie al Santuario di Częstochowa e invita i presenti a recitare una preghiera alla Madonna. Infine ringrazia i presenti definendoli "coraggiosi" per essere giunti in Piazza San Pietro nonostante il gran caldo e saluta, tra gli altri, i ragazzi del Coro “Puzangalan”- “Speranza” di Taiwan.