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A Ginevra settimo round di negoziati sulla Siria. Regge la tregua

Ginevra. Sede Onu - EPA

Ginevra. Sede Onu - EPA

di Massimiliano Menichetti

Settimo round di negoziati oggi a Ginevra per la pace in Siria. L’incontro  sotto l'egida dell'Onu si tiene tra i rappresentanti del regime siriano e dell'opposizione. Intanto sembra tenere il cessate il fuoco nelle province di Quneitra, Daraa e As-Suwayda, nel sudovest della Siria, frutto dell’accordo, tra il presidente statunitense Donald Trump e l’omologo russo Vladimir Putin, a margine del G20 di Amburgo. In questo quadro, Bahram Qassemi, portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, ribadisce che l'accordo sullo stop delle armi potrebbe dare dei risultati se fosse esteso a tutta la Siria.

Sullo sfondo rimane il nulla di fatto dell’ultimo incontro di Astana, in Kazakistan, sulle zone cosiddette di de-escalation siriane. Secondo Pietro Batacchi, direttore di Rivista Italiana Difesa, “alcune dichiarazioni da parte di esponenti ribelli” evidenziano scarse “aspettative per questa nuova tornata di colloqui a Ginevra”. Secondo Batacchi “c’è un equivoco di fondo che anima questi incontri, ovvero che gran parte dell’opposizione non accetta un fatto ormai acclarato”: che Assad è più forte rispetto a “due-tre anni fa” grazie al sostegno russo ed è oggi lontano dall’uscire di scena. “Molto più convincente, invece - afferma Batacchi – è questo nuovo approccio tra Stati Uniti e Russia che ha portato al congelamento della conflittualità nella parte sudorientale della Siria.

Molti osservatori ribadiscono che il contesto, però, per trovare un accordo utile in Siria debba essere quello delle Nazioni Unite che se per Batacchi "le Nazioni Unite non possono far altro che certificare un accordo che prima deve mettere assieme le potenze regionali e le due grandi potenze, ovvero Stati Uniti e Russia: è sempre stato così e non può che essere così anche in questa circostanza".

Per gli analisti l’invito di Teheran ad estendere il cessate-il-fuoco su tutta la Siria "certificherebbe i risultati e l’influenza raggiunta dall’Iran nel teatro siriano". Questo perché oggi l’Iran è l’attore che probabilmente ha la posizione di forza più importate sul terreno. "Il lungo impegno dell'Iran - spiega Batacchi - ha avuto un costo molto elevato per le casse di Teheran, in termini economici e in termini umani. Per cui Teheran non vedrebbe di cattivo occhio un cessate-il-fuoco complessivo che consentirebbe di risanare questi costi e certificare il peso e l’influenza acquisito in Siria".

 

Ascolta e scarica il podcast dell'intervista integrale con Pietro Batacchi: