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Società \ Famiglia

In Italia le casalinghe diminuiscono, sono più povere e anziane

Una madre gioca con il figlio - EPA

Una madre gioca con il figlio - EPA

Un’indagine dell’Istat rivela che sono circa mezzo milione in meno le casalinghe italiane rispetto a dieci anni fa: sono passate da 7,85 milioni, nel 2006, a 7,34 milioni, lo scorso anno. I dati parlano di casalinghe più anziane e molto più povere, costrette spesso a cercare un lavoro retribuito per supportare economicamente la propria famiglia. È questo un calo che si registra da molti anni ma che negli ultimi tempi si è aggravato, proprio come spiega Tina Leonzi, Presidentessa del Movimento Italiano Casalinghe, MOICA, intervistata da Giulia Bedini:

R. – Sicuramente il calo delle casalinghe non è solo di questi giorni ma è di questi anni. Sempre di più le donne cercano lavoro fuori casa, anche se il lavoro del marito c’è, non è, però, sufficiente rispetto ai bisogni di oggi. C’è una ricerca sempre maggiore, più che di un’autonomia, di un concorso alle spese della famiglia.

D. – Questi dati possono essere letti alla luce della crisi economica?

R. – Questa è una causa, ma non è l’unica. Bisogna ricordare che le donne delle generazioni più giovani cercano sempre più un lavoro fuori casa anche per una specie di autorealizzazione: secondo loro la scelta familiare non favorisce la realizzazione della donna e questo è un dato negativo. Proprio per questo, noi pensiamo che la scelta stia diventando sempre più difficile ma anche meno ricercata. Quando abbiamo cominciato ad occuparci di lavoro familiare e a sottolineare di nuovo il suo valore, l’Istat segnalava 13 milioni di casalinghe, circa 30 anni fa; adesso siamo arrivati a 7 milioni o poco più. Quindi non è solo la crisi, ma questa semmai ha esasperato una tendenza già in atto da qualche decennio.

D. – Come si possono ripercuotere questi dati sulla vita familiare nel suo complesso?

R. – La ricerca di un lavoro part-time diventa sempre più evidente, perché non è detto che le donne, pur lavorando fuori casa, non vogliano accudire la famiglia e seguire i loro bambini. In realtà non possono più farlo e, per questo motivo, possiamo dire che i dati incidano molto su questo aspetto: i bambini una volta erano allevati e cresciuti dalle loro mamme, mentre oggi sempre di più dalle nonne o dal servizio pubblico. Per questo, noi insistiamo nel dire che il lavoro familiare è il fattore di conciliazione più importante oggi in Italia.

D. – Quanto negli anni passati questa era una scelta autonoma e quanto adesso invece diventa una scelta molto forzata?

R. – La scelta familiare, come tale, è sempre meno presente tra le generazioni più giovani. Questo anche perchè le donne che lavorano in casa ancora oggi, nonostante alcune leggi, non riescono a dare la garanzia di una pensione: una famiglia in cui una donna non ha un’attività di lavoro fuori casa, non ha neppure una sicurezza per il suo futuro.