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Don Ciotti: a Palermo contro Falcone gesto vile e perdente

Il busto di Giovanni Falcone oltraggiato a Palermo - ANSA

Il busto di Giovanni Falcone oltraggiato a Palermo - ANSA

Oltraggiare la memoria di Falcone è una misera esibizione di vigliaccheria". Così ieri in un tweet, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, alla notizia del gesto vandalico compiuto sul busto del giudice antimafia davanti all’istituto scolastico a lui intitolato nel quartiere Zen di Palermo. E’ la terza volta in 10 anni che la statua subisce danneggiamenti. Sempre ieri, ignoti hanno bruciato un cartellone con una immagine di Giovanni Falcone, posto davanti i cancelli di una scuola e realizzato dagli stessi studenti. I due episodi hanno suscitato reazioni di sdegno e di rabbia da parte di tutto il mondo politico e istituzionale. Ma che significato dare a quanto accaduto? Adriana Masotti lo ha chiesto a don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera:

R. – Noi in quella scuola, in quel quartiere siamo presenti, insieme a tanti altri, e dobbiamo mettere in evidenza la bellezza, l’impegno, la determinazione, il coraggio e i progetti che allo Zen si stanno facendo, che è un quartiere di grande vivacità e dove non possono essere alcune persone a sporcare la bellezza e l’impegno di tanta gente. Secondo, questo è un gesto vile ma anche un gesto che – dobbiamo dirlo con forza – è perdente. Hanno tagliato la testa, ma l’anima, l’anima resta intatta e invulnerabile. E’ Giovanni Falcone, e un Giovanni Falcone che anche da morto disturba, certamente. Ma a prescindere da chi stia dietro a tutto questo, se sono quattro ragazzotti o qualcun altro che ha mandato i quattro ragazzotti, questa vicenda deve smuovere le coscienze di tutti e far crescere anche il senso della responsabilità che non possiamo delegare agli altri: siamo chiamati a sentire la nostra parte. Quella è una scuola, ad esempio, che fa stupendi progetti e quindi bisogna sottolineare  le cose belle che vengono fatte con serietà, con impegno. Dobbiamo però anche tener conto che c’è un clima nel nostro Paese, negli ultimi tempi: incendi, minacce, in Campania, in Calabria, in Sicilia, in tanti luoghi. E quindi c’ è una riflessione più ampia che deve essere fatta.

D. – Un clima di attacco e di intimidazioni che chiede qualcosa di più, un impegno ancora maggiore

R. – Sì: da parte di tutti. Lo chiediamo alle istituzioni, lo chiediamo al mondo della politica … Io credo che si debba sempre distinguere, per non confondere, perché c’è tanta gente impegnata in politica che la onora, perché la politica è veramente un servizio per il bene comune. Quella che Paolo VI definì la più alta ed esigente forma di carità, e molti la vivono e la fanno. Ma ci sono anche quelli che hanno interesse a frenare dei cambiamenti, c’è chi ha interesse a fermare delle leggi – quella ad esempio della confisca per i corrotti – e invece ci vuole più radicalità, più concretezza, più determinazione e soprattutto dobbiamo farci un po’  amico il tempo, perché non si può sprecare il tempo, lasciare passare i mesi: bisogna veramente fare più in fretta. E ci sono alcune riforme legislative che da troppo tempo noi aspettiamo e invece bisogna dare dei segnali forti, determinati perché ne approfittano, le mafie, di questi ritardi.

D. – Torno a Palermo: Maria Falcone ha detto, ieri, che questo gesto vandalico non vuol dire che Palermo sia una città irredimibile

R. – Ha ragione, ha ragione: c’è tanta bella gente. Io ho presente la Palermo di 25 anni fa: era un’altra Palermo! C’è tanta gente, gruppi, associazioni, movimenti … è profondamente cambiata, Palermo. Questo non significa che non ci siano ancora delle contese, delle realtà, delle presenze criminali mafiose. Molto è cambiato; molto è cambiato. Allora noi dobbiamo illuminare le cose positive che ci sono, per sostenerle, valorizzarle, riconoscerle, farle conoscere … Diventano veramente un segno di concretezza e di speranza e dobbiamo anche, con molta onestà, chiamare per nome il male, le cose negative che ci sono, che continuano ad esserci. Ma è cresciuta la bellezza e l’impegno di tanti: è un’altra Palermo, è una bella Palermo. E poi è arrivato un vescovo che è un palermitano: Corrado Lorefice sta portando veramente una presenza della comunità cristiana, della Chiesa sulle linee che il Papa sta indicando, di avere più forza, più coraggio, essere più testimoni, mettersi di più in gioco anche saldando un po’ di terra con il cielo …