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Scontro tra Italia e Ue sul fiscal compact

Il commissario Moscovici e il ministro Padoan - EPA

Il commissario Moscovici e il ministro Padoan - EPA

Continua ad essere scontro tra il Pd di Matteo Renzi e la Commissione Europea sul Fiscal Compact. Anche il ministro dell’Economia Padoan ha ribadito che il debito si abbatte con la crescita. I vertici di Bruxelles dicono no a qualsiasi iniziativa che escluda il pareggio di bilancio, ma economisti e parti sociali chiedono maggiore flessibilità per favorire gli investimenti. Alessandro Guarasci:

Tutta la maggioranza è compatta: il Fiscal Compact contiene regole da rinegoziare. Insomma, l’obbligo del pareggio di bilancio, l'obbligo di non superare la soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del Pil ostacolerebbero la ripresa e gli investimenti. Tra l’altro, regole su cui in tanti in Europa storcono il naso.

Per Leonardo Becchetti, economista all’Università di Roma Tor Vergata, si tratta di una norma datata, perché "il Fiscal Compact di fatto già non esiste più, nel senso che è una specie di simulacro tenuto in piedi ma che nessuno rispetta, perché la Spagna è sopra il 3%, la Francia pure. L’Italia ha ottenuto moltissime deroghe rispetto a quello che doveva essere il suo rientro se fosse stata fedele al Fiscal Compact. Renzi, seconde me, ha fatto bene a sfidare questo simulacro, perché è il modo migliore per dire che dobbiamo costruire un’Europa diversa. Non è scritto da nessuna parte che la sostenibilità del debito pubblico si debba perseguire attraverso il pareggio di bilancio".

Eppure i Paesi del Nord Europa sono sempre più rigidi nel riaffermare questa norma. "È una specie di prova di fedeltà che si chiede ad un partner che si ritiene poco affidabile - dice Becchetti - Per questo motivo gli si chiede qualcosa di più, qualcosa che gli costa per dimostrare la propria fedeltà. Quindi è una cosa che non si giustifica affatto e dipende solamente dalla mancanza di fiducia dei partner del Nord Europa".

Va detto anche che per anni la spesa corrente in Italia ha corso e questo ha avuto effetti negativi sul debito pubblico. Ora, col Fiscal Compact, i cordoni della spesa sono stati tirati, come dice Roberto Rossini, presidente delle Acli:

Il Fiscal Compact è oggettivamente un freno per fare delle politiche espansive. Qui bisogna capire se lo Stato, indipendentemente dalla volontà di tenere una disciplina precisa sui conti che non si scarichi troppo sulle generazioni future, riesce a reperire ugualmente dei fondi per fare politiche sociali, in particolare quelle di contrasto alla povertà. A me pare che lo Stato, quando decide di trovare dei fondi per contrastare alcuni fenomeni, li trova indipendentemente dal fatto che esista o no il Fiscal Compact”.

Nei periodi di austerità, solitamente è la spesa sociale ad essere tagliata. Ancora Rossini:

Come Alleanza contro la Povertà abbiamo chiesto 7,1 miliardi per contrastare il fenomeno della povertà in Italia e coprire il 100 percento della platea dei poveri in Italia: stiamo parlando di 4 milioni e mezzo di persone; 7,1 miliardi non mi sembra un impegno eccessivo per lo Stato visto che sono stati trovati ben più miliardi per il sistema bancario”.

Guarda il video della firma del Patto contro la povertà firmato del 14 aprile 2017