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Beni Culturali: in un libro i profili di tutela in Italia

Il volume "i beni di interesse culturale", edito da Rogiosi - RV

Il volume "i beni di interesse culturale", edito da Rogiosi - RV

Un approccio interdisciplinare alla tutela dei beni culturali attraverso i vari aspetti giuridici, amministrativi e culturali. E’ quanto si propone il volume “I beni di interesse culturale – problematiche e prospettive”, curato da Roberto Dante Cogliandro con il contributo di specialisti del settore. Il volume, edito da Rogiosi, è stato presentato ieri a Roma. Il servizio di Michele Raviart:

Con l’inclusione delle opere difensive veneziane del XVI e del XVII secolo e di dieci foreste primordiali di faggi, sono 53 i siti in Italia dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Una ricchezza che non ha pari al mondo e che corrisponde a una legislazione all’avanguardia, tanto nella tutela e nella conservazione quanto nella valorizzazione dei beni culturali. Un percorso nato in età preunitaria e culminato con l’art.9 della Costituzione, che tra i compiti della Repubblica pone la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico della Nazione, e l’istituzione negli anni settanta del Ministero dei Beni Culturali. Normative che spaziano dalla verifica della sussistenza dell’interesse artistico, alla tutela dei beni archivistici e archeologici, alle regole per la circolazione nazionale e internazionale dei beni appartenenti allo Stato. Ne spiega i punti critici Roberto Dante Cogliandro, curatore del volume e presidente dell’Associazione italiana dei notai cattolici:

"I punti di forza sono sicuramente quelli di una legge sui beni culturali. Il Testo unico 2004 è innovativo al massimo, in cui sicuramente l’Italia è il Paese primo al mondo per legiferazione in materia di beni culturali, parlo dei beni immobili. Per quanto riguarda i beni mobili c’è un arretramento enorme, perché nella circolazione di quadri, statue a altri oggetti  sono soggette a un rischio corruzione in quanto non c’è tracciabilità".

Tra le riforme in atto, ha spiegato il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, quella che ha mirato a una maggiore semplificazione tra le competenze delle varie sopraintendenze e a evitare chiusure tra i vari settori specialistici. Auspicata anche una maggiore collaborazione tra Stato e Santa Sede, come spiega mons. Paolo Vianello della Segretaria di Stato:

"Quella della Santa Sede riguardo alla tutela e alla valorizzazione è un’esperienza comunque profetica visto che gran parte del patrimonio culturale presente in Italia è parte integrante di quello che oggi la Santa Sede possiede. La cosa da auspicare è che ci sia un’interazione tra quello che è il mondo culturale del panorama italiano e quello che la Santa Sede presenta, che non si vada ancora a compartimenti stagni ma che insieme si possa dialogare offrire una soluzione condivisa".