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E' morto il dissidente cinese Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace

Una foto di Liu Xiaobo ad Hong Kong - REUTERS

Una foto di Liu Xiaobo ad Hong Kong - REUTERS

E' morto all'età di 61 anni il dissidente cinese premio Nobel per la Pace 2010, Liu Xiaobo. Era malato di cancro al fegato. Per la gravità delle sue condizioni il 26 giugno scorso era stato trasferito dal carcere di Shenyang ad un ospedale della stessa città. Cordoglio tra gli attivisti cinesi, mentre Usa e Ue chiedono a Pechino la liberazione della moglie di Liu da tempo agli arresti domiciliari. Per il Ministero degli Esteri cinese aver dato il Nobel al dissidente è stata una "blasfemia". Adriana Masotti:

La nota diffusa dall’ufficio giudiziario di Shenyang comunica che Liu è deceduto a causa dell'insufficienza di diversi organi primari. Nel maggio scorso gli era stato diagnosticato un cancro al fegato in fase molto avanzata. In carcere stava scontando una pena di 11 anni inflitta nel 2009 per "incitamento alla sovversione dei poteri dello Stato". Nelle ultime settimane amici, attivisti e governi si erano mobilitati chiedendo con insistenza il suo trasferimento all’estero per ricevere cure mediche, richiesta sempre rifiutata da Pechino. Lo stesso dissidente cinese aveva chiesto invano di potersi far curare negli Stati Uniti o in Germania e per questo aveva rifiutato ieri di farsi intubare nel timore di diventare intrasportabile. Il suo grande desiderio era portare all'estero la moglie Liu Xia, da anni agli arresti domiciliari, in modo che potesse riacquistare la libertà.

Scrittore, saggista, poeta, attivista per i diritti civili, filo-occidentale, Liu Xiaobo era nato a Changchun il 28 dicembre 1955. Educato come cristiano, aveva conseguito un dottorato in letteratura all'università di Pechino. Il premio Nobel per la Pace 2010 gli riconosceva "la sua lunga e non violenta battaglia per i diritti fondamentali dell'uomo in Cina”. Era stato ispiratore di "Carta 08", manifesto che chiedeva al governo un pacchetto di riforme e una svolta democratica con la fine del modello del Partito comunista come unico soggetto nella vita dello Stato.

La notizia della morte di Liu è comparsa subito sulla rete social degli attivisti in Cina: alcuni di questi hanno postato la foto della sedia rimasta vuota durante la cerimonia di consegna del Nobel, mentre altri hanno espresso "l'augurio di un buon viaggio". Numerosi i commenti duri per la mancata liberazione di Liu, in tempo per le cure.

Intanto, il Dipartimento di Stato americano ha reso noto di una richiesta rivolta a Pechino di liberare dagli arresti domiciliari la vedova del defunto dissidente e di consentirle di lasciare il Paese. Stessa richiesta avanzata congiuntamente dai presidenti di Consiglio e Commissione europei Tusk e Juncker.