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Mons. Padrón: violenza in Venezuela nella mani dei paramilitari

Scontri a Caracas - AFP

Scontri a Caracas - AFP

Ieri la Conferenza episcopale del Venezuela ha pubblicato un “Messaggio urgente ai cattolici e alle persone di buona volontà in Venezuela” a conclusione della assemblea plenaria che si è svolta a Caracas. Su questo documento, ascoltiamo il presidente dei vescovi, mons. Diego Padrón, al microfono di Alina Tufani:

R. - In questa esortazione noi vogliamo ribadire la gravità della situazione: c’è violenza e mancanza di cibo e di medicine. È una situazione davvero difficile perché la violenza è stata “consegnata” nelle mani dei cosiddetti “collettivi”, gruppi armati che sostengono la politica del governo. In ultima istanza abbiamo chiesto il ritiro della convocazione di un’Assemblea costituente.

D. - Infatti in questi giorni avete diffuso una lettera indirizzata al presidente Maduro dove chiedete proprio questo: fare marcia indietro sull’Assemblea costituente riconoscendo i poteri pubblici. Avete ricevuto qualche risposta?

R. - Finora nessuna risposta, ma questa è la pratica abituale del governo: non risponde mai alle nostre missive.

R. - Che cosa pensate possa succedere dopo questa domenica, giorno in cui la Chiesa ha messo a disposizione i propri edifici per poter realizzare il referendum popolare sull’accettazione o meno da parte del popolo di questa Assemblea costituente?

R. - Noi consideriamo questa consulta popolare sulla Costituente naturalmente legittima e costituzionale, perciò noi cooperiamo per la realizzazione di questo evento. Vogliamo dire che noi diamo il nostro appoggio alla consulta popolare perché legittima e costituzionale.

D. – Il referendum popolare potrebbe mostrare la vera volontà del popolo venezuelano in questo momento…

R. - Senz’altro, perché questa consultazione popolare dirà apertamente qual è la posizione della popolazione. Quindi il governo dovrà necessariamente riflettere su questa risposta popolare. Dopo domenica potrebbe esserci, forse, un’altra posizione da parte del governo riguardo la realizzazione dell’Assemblea nazionale costituente prevista per il 30 luglio.

D. - Per concludere, in questi giorni sono stati concessi gli arresti domiciliari al leader dell’opposizione Leopoldo Lopez. Sono state molte le interpretazioni di questo gesto. Secondo i vescovi, quale scenario potrebbe aprirsi?

R. - Prima di tutto noi salutiamo in modo positivo il suo ritorno in famiglia; d’altra parte penso – è questa è una mia opinione - che questa misura sia totalmente politica. Questo leader può esser utilizzato per provocare una maggiore divisione nell’opposizione politica.

D. - E lei pensa che una cosa del genere possa accadere in queste circostanze?

R. - Penso di no, perché mi sembra che il pensiero di questo leader sia chiarissimo: non vuole diventare un oggetto con il quale loro possono giocare ed essere utilizzato in questo senso.