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Migranti, card. Montenegro: da politica proclami ma non soluzioni

Il card. Montenegro parla sui migranti - ANSA

Il card. Montenegro parla sui migranti - ANSA

E' previsto per il primo pomeriggio di oggi l'arrivo al porto di Crotone di una nave con a bordo 1.200 migranti. Le forze politiche intanto continuano a confrontarsi sulla frase di Matteo Renzi: “Aiutiamoli a casa loro”. Ieri anche l’intervento del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e il segretario generale della Cei mons. Nunzio Galantino. Alessandro Guarasci ha sentito il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente della Commissione Cei per la Carità:

R. - Devo dire che secondo quello che stiamo vedendo in questi tempi la collaborazione tra le diverse forze politiche non mi sembra facile da raggiungere. Ognuno fa il suo proclama, ognuno pensa che il suo proclama sia quello giusto, ma di fatto non si trovano ancora soluzioni.

D. - In queste ore ad esempio, però, il ministro Minniti è andato in Libia, ha parlato direttamente con i sindaci e ha detto: se ci aiutate a fermare il traffico di migranti potremmo dare più fondi per lo sviluppo. La questione libica è fondamentale per fermare il traffico di esseri umani verso l’Europa?

R. - Sì, la Libia diciamo è un confine, una trincea. Se lì si riescono ad aggiustare le cose, anche politicamente, questo può dare senz’altro una mano alla regolazione di questi flussi. Quando vediamo che gli Stati si sono impegnati ad aiutare quelle nazioni che sono in povertà, i Paesi in via sviluppo come avevano promesso, ma tolgono sempre del denaro, mi fa restare perplesso su come ora improvvisamente tutti sono d’accordo sul come fare, quando fare e se fare.

D. - Insomma c’è una forma di speculazione politica anche sul discorso migranti, forse sarà perché le elezioni si avvicinano?

R. - È da anni che viviamo questa situazione, ma in concreto ancora non si è visto niente solo grida a destra, a sinistra, al centro, ma gridando non si risolvono i problemi.

D. - Lei è sorpreso che l’Europa continui a riunirsi in vertici di altissimo livello ma senza trovare poi una soluzione concreta, ad esempio la questione dei porti degli altri Paesi europei che ancora non sono aperti all’accoglienza dei migranti?

R. - La solidarietà manifestata a parole ancora non è solidarietà. È soltanto un dire qualcosa che non ha le radici. Noi fino ad adesso di solidarietà a parole ne abbiamo avuta tanta. Però che ognuno paghi il suo biglietto per poter risolvere questo problema, ci siamo accorti che nessuno è disposto pagarlo.

D. - La prossima settimana sarà probabilmente discusso anche il tema dello ius soli. Vede che c’è un parallelismo, anche inappropriato, tra questa normativa e il discorso degli arrivi? Insomma, si gioca un po’ troppo su questo secondo lei?

R. - Se non finisce la rabbia dentro riguardo questo problema qualunque soluzione avrà sempre delle posizioni contrarie e non disponibili ad affrontare quello che si vorrebbe affrontare. Ora si dice: per lo ius soli stiamo attenti perché se lo facciamo adesso c’è tutto questo flusso di migranti, la gente può spaventarsi e si possono perdere dei voti. Questi ragionamenti sono così contorti, così inverosimili, ma così di parte, che ti dicono che i problemi degli uomini non vengono per niente affrontati. Gridare dal balcone è facile, ma scendere per strada è la cosa più difficile eppure è la cosa più necessaria.

D. - Eppure lo sappiamo bene lo ius soli dà dei diritti a delle persone che sono nate in Italia e che hanno dimostrato di essere italiani appieno …

R. - Perché già lo erano in Italia. Quindi che rapporto c’è con i flussi? Se si riesce a regolamentare la venuta degli stranieri in una maniera umana e giusta sono due realtà che camminano insieme ma non si intrecciano strettamente.