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Commento di don Sanfilippo al Vangelo della XV Domenica T.O.

La liturgia di questa domenica ci propone la parabola del seminatore - RV

La liturgia di questa domenica ci propone la parabola del seminatore - RV

Nella XV Domenica del tempo ordinario, la liturgia ci propone il Vangelo in cui Gesù racconta la parabola del seminatore sull’ascolto della parola: i semi caduti lungo la strada, sul terreno sassoso e sui rovi non arrivano a dare frutto. Gesù aggiunge:

“Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno”.

Su questo brano evangelico ascoltiamo la riflessione di don Gianvito Sanfilippo presbitero della diocesi di Roma:

La parabola del seminatore, oggi, ci ricorda quanto il seme della parola di Dio porti in sé una vitalità straordinaria che lo fa germogliare ovunque. Il frutto, però, dipende dalla qualità e dalla profondità del terreno, ovvero, dal cuore di chi ascolta o medita la Parola. C’è chi non si concede il dono di ascoltarla, costui ha il cuore visitato dai demoni i quali rubano pace e gioia e logorano ben presto la fede. Altri ascoltano la parola dell’Agnello che invita al perdono, germoglia, ma resta infruttuosa, lottano internamente con il senso di giustizia, hanno subito dei torti e, dimenticando i propri,  rifiutano ogni riconciliazione, essi hanno paura della tenerezza e reputano ingiusta la misericordia. Per questo nella liturgia spesso si annoiano, mentre nella quotidianità facilmente non controllano l’ira. Altri, ancora, ascoltano l’invito a conoscere il Signore, ma non lo ritengono così rilevante per la loro vita: “prima il lavoro e la famiglia, dicono, poi, se c’è tempo si vedrà”. Anche costoro nella liturgia guardano l’orologio, vivono non di rado con affanno, e, pur ritenendosi credenti, la loro fede non appare incisiva, ad esempio, per i propri figli, che finiscono col rifiutare “quel cristianesimo”. Chi, invece, riconoscendo di non riuscire ad amare, si dispone all’ascolto obbediente, darà frutto pienamente nell’amore a cui lo chiama il Signore.