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Don Carraro: grande impegno dei Medici con l'Africa Cuamm

Un ospedale in Sierra Leone - ANSA

Un ospedale in Sierra Leone - ANSA

Più di 126mila madri assistite durante il parto e oltre 11mila bambini curati per malnutrizione in 7 Paesi africani: sono alcuni dei numeri dell'ultimo Rapporto di “Medici con l’Africa Cuamm”. La ong, coinvolgendo 1628 persone - di provenienza sia europea che africana e di cui 421 professionisti qualificati - ha seguito lo scorso anno numerosi progetti in 19 ospedali, 43 distretti, 3 scuole per infermieri e ostetriche e 1 università. Un report ricco di cifre e di volti, come sottolinea il direttore di Cuamm, don Dante Carraro, al microfono di Elvira Ragosta:

R. – Ogni numero, anche il più piccolo, rappresenta una persona, un volto, una storia, una relazione. Quando si dice che abbiamo assistito 126.197 mamme in gravidanza e poi le abbiamo accompagnate durante il parto e poi dopo il parto, quel numero rappresenta storie concrete che abbiamo incontrato in Sud Sudan o in Sierra Leone o in Angola o in Mozambico. E così, la stessa cosa per quegli 11.983 bambini trattati per malnutrizione: sono proprio creature che abbiamo incontrato, toccato, conosciuto.

D. – Sono sette gli Stati Africani in cui intervenite: si tratta di Paesi diversi tra loro, non solo geograficamente. Cosa significa operare nell’“ultimo miglio”?

R. – Significa capire che cos’è il fango, una pioggia prolungata che non ti consente di attraversare il guado, che non riesce a fare arrivare al tuo ospedale i farmaci e il generatore non funziona e quindi l’ospedale fa fatica … ecco, significa il senso del limite, ma che è il condividere, allora, anche con il più povero questa situazione di limite, di povertà, di mancanza. Ed è il nostro mandato, di essere nell’“ultimo miglio” perché è lì che si concentrano i drammi.

D. – La priorità tra gli interventi, lei lo ricordava prima, è la salute materno-infantile, ma altri campi sono la lotta alla malnutrizione e alle malattie infettive. Quali passi avanti fatti nel 2016?

R.- Nel 2016 abbiamo testato 87.765 persone sospette di avere l’Hiv, e di queste 3.304 sono risultate positive; ne abbiamo messe in trattamento 1.831. Anche nell’ambito della tubercolosi abbiamo numeri importanti, perché anche solo come pazienti diagnosticati sono stati 1.512, e sono stati messi in trattamento.

D. – Non meno importante è la formazione del personale sanitario …

R. – Io sono tornato l’altro ieri da Juba dove abbiamo avuto un evento particolare: il “Graduation Day”, cioè il giorno delle lauree di 20 nuove ostetriche locali sudsudanesi, che hanno fatto tre anni di formazione locale e che si sono laureate e che servono adesso il loro Paese, il Sud Sudan. Questa formazione è stata fatta particolarmente – in particolare, la principal tutor – da un’ostetrica ugandese che ha lavorato, che si è formata con noi in Uganda e poi quando noi le abbiamo chiesto è stata disponibile e sta spendendo i suoi anni di professionalità in Sud Sudan. Mi pare che sia anche un esempio bello di come l’Africa, che si qualifica, che cresce, diventi capace di mettersi al servizio di Paesi africani che sono più fragili, più deboli. Mi sembra anche questo un segnale bello da sottolineare di un’Africa – mi vien da dire – che aiuta l’Africa.